Le iniziative radicali sulla visita a Roma del colonnello Muammar Gheddafi, dittatore della Libia e Presidente dell'Unione Africana. In breve: la visita di Gheddafi mostra tutta la grana della politica estera, italiana e se ce n'è una -- non c'è -- europea. Il governo? Ben contento di rischiare, e di provocare l'incidente diplomatico, che rafforzerà la sua propaganda. Opposizione? Formalmente il PD si sfila, lascia il campo libero alle "estreme", in realtà è ben contento anche lui di partecipare al festino col dittatore, che a suo tempo da lui stesso preparato. Parlerà al Senato il dittatore che, giunto alla Presidenza dell'Unione Africana, dichiarò, "Adesso il Re sono io". Gheddafi a capo del paese che ha ottenuto anche la presidenza della Commissione sui diritti umani alle Nazioni Unite a Ginevra,
per i servigi resi a Bush, di cui fu il non tanto occulto alleato quando si tratto' d'impedire l'esilio di Saddam Hussein, spianando la via alla guerra in Iraq. Gheddafi che oltre agli emigranti verso l'Italia respinge nelle mani di Al Bashir i rifugiati del Darfur. Il dittatore per cui la
Corte penale internazionale dell'Aja è "il più grande organo del terrorismo mondiale". Insomma, un benvenuto in Italia, per l'amico Silvio e per il compagno Massimo. "Fratello Muammar", lo ha definito il TG1 della RAI in un servizio, servizio quanto mai "non pubblico", infatti non una parola è stata detta per informare sulle iniziative di chi al dittatore si oppone. La cronaca...