«LA PRIMA VOLTA SULL’ERBA»

Le interviste per strada, non le ho inventate io. Non sono stato né il primo né il solo, ma per il momento, ho resistito più a lungo, e, forse anche per questo, con il miglior successo. Mai e poi mai mi sarei aspettato una cosa del genere. Quando ho cominciato, anzi, pensavo si trattasse solo di un breve periodo di gavetta. E invece, è un programma che ha fatto genere, tanto che alla Radio non esitano a rischiare i loro uomini migliori per sostituirmi, e questo non posso permetterlo. A suggerirmi questa attività è stato Guido Votano, un amico, un gran simpatico e all’epoca una delle voci più vibranti della Radio, «The Voice», appunto. Intanto c’è da dire che ci piaceva giocare seriamente alla politica, e così finiva che non parlavamo d’altro. Abbiamo cominciato davvero tanto tempo fa, con le marce, le manifestazioni, i congressi, i giornali, e non siamo abituati a pensare che la politica è una questione di opinioni. Ci andava benissimo che diventasse una «struttura del quotidiano», rispetto a cui tante altre cose passavano in second’ordine. E io, che fin da bambino ero affascinato dal mestiere del giornalista, invidiavo da matti tutti quelli di Radio Radicale, che eravamo noi a faticare per andare a manifestare oltre-cortina (Stefano, Gerard, Ivan, io e tutti gli altri) ma era la Radio a farlo sapere al mondo. E così mi chiedevo cosa avrei potuto fare, di utile e interessante.
«Fai interviste per strada», rispondeva Votano invariabile. La cosa non mi era estranea, anzi qualche anno prima mi ci ero provato, passando con un amico della «gioventù liberale» una domenica mattina davanti alla parrocchia vicino casa mia, con il registratore in mano. Volevamo fare il «dialogo con i cattolici» sull’aborto. Pazzesco. Ma quello era il momento buono. Vinto dalla passione e dalla curiosità di sapere cosa pensava la gente di noi radicali – per quel poco che poteva saperne –, inforcai l’RRR1, cioè il Registratore Radio Radicale e mi buttai. La prima messa in onda, quasi clandestina, in una fredda serata di novembre 1982 risultò provvidenziale per coprire un buco nel palinsesto. Il redattore di turno ebbe buon naso. «Vedrai, piaceranno anche a Pannella».