1972: i Radicali bruciano i certificati elettorali

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1972: i Radicali bruciano i certificati elettorali

All’inizio del 1972 il quadro politico italiano viene improvvisamente stravolto. Il nuovo capo dello Stato Giovanni Leone incarica Giulio Andreotti di formare il governo. Invece di verificare l’esistenza di una maggioranza parlamentare, egli forma un monocolore Dc che giura subito ed entra in carica. Di fronte al Parlamento, il primo governo Andreotti non ottiene la fiducia. A quel punto – per la prima volta nella storia della Repubblica - vengono sciolte le Camere e si va alle elezioni anticipate.
Il paradosso di un governo che non ha mai ottenuto la fiducia del Parlamento, eppure resta in carica per gestire le elezioni politiche, rappresenta fatto nuovo e grave. I Radicali denunciano questo pericolosissimo precedente con tutti i mezzi a disposizione. Molti altri autorevoli esperti e commentatori concordano nel giudizio di un salto di qualità negativo per la debole democrazia italiana.
Per quale motivo si giunge per la prima volta alla decisione di anticipare le elezioni ? Perché - al di là dell’apparenza e delle solite schermaglie di potere – per la prima volta i partiti si trovano a dover fronteggiare una nuova, oscura “minaccia”: il referendum sul divorzio. La legge che introduce il referendum è del 1970, nel ’71 una serie di comitati clericali raccolgono le firme per abrogare la legge Fortuna-Baslini. La consultazione popolare è vista come il fumo negli occhi dalle segreterie dei partiti, che la considerazione una pericolosa “spaccatura del paese”, cioè un disturbo rispetto alle loro manovre di palazzo. In particolare il referendum, voluto dal Vaticano e dai clericali, è inviso ai partiti della sinistra tradizionale, che lo temono. I capi socialisti sono ansiosi di tornare al governo con la Dc, i vertici del Pci puntano alla strategia del compromesso storico, che verrà esplicitata l’anno dopo.
Piuttosto del “rischio” del referendum, cioè di dare la parola agli italiani, è preferibile forzare la Costituzione, sciogliere il Parlamento, indire elezioni anticipate e rinviare quanto più possibile la consultazione popolare. Così, con un’interpretazione capziosa e strumentale delle norme, il referendum viene rinviato non di un anno, come sarebbe logico e naturale, bensì di due: si terrà infatti nel 1974.
Alle elezioni, i partiti non rappresentati in Parlamento vengono esclusi dall’informazione televisiva e condannati all’emarginazione. A fronte di queste e altre illegalità. i Radicali decidono di dare vita a una forma di disobbedienza civile: bruceranno pubblicamente i loro certificati elettorali. In Italia, nel 1972 votare è obbligatorio. Chi si sottrae a questo “dovere” incorre nei rigori della legge. Bruciare i certificati elettorali e istigare all’astensione è un reato, Marco Pannella sarà per questo processato da un Tribunale della Repubblica. Verrà assolto nel 1975, e grazie a questo processo le norme in questione saranno abrogate o modificate.
Della gara elettorale truccata del 1972 fanno le spese in particolare Psiup, Manifesto ed Mpl, che raccolgono sommati assieme oltre un milione di voti, ma che non hanno eletti. Nel nuovo Parlamento i partiti contrari al divorzio (Dc e Msi) risultano in maggioranza, mentre i partiti di sinistra non hanno intenzione di difendere la legge, e tenteranno di stravolgerla pur di evitare il referendum.
Il 1972 è dunque un anno cruciale, di svolta. L’introduzione del referendum provoca per la prima volta le elezioni anticipate e la nascita del primo governo Andreotti, uomo-simbolo della degenerazione partitocratica della Repubblica, dopo la nascita della Costituzione e il periodo iniziale dei governi presieduti da Alcide De Gasperi.