2003 01 Marco Pannella? “Iraq libero! Unica alternativa alla guerra”... Frattini: «Sono poco convinto…»

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19/01/2003 Marco Pannella annuncia a Radio Radicale il lancio dell’iniziativa “Iraq libero! Unica alternativa alla guerra”

Marco Pannella nella conversazione settimanale lancia la proposta dell'esilio di Saddam, unita subito a quella di un governo di transizione dell'Onu:

«(...) Da alcune agenzie leggo che da alcuni giorni si fa strada, sul piano delle ipotesi e del dibattito, una posizione che può anche essere - d’altra parte lecitamente - soprattutto propagandistica o strumentale, ma che, al di là delle intenzioni, mi pare essere importante e che credo mi consenta di cogliere l’occasione di questo nostro dialogo per fare una proposta formale, politica. Mi assumo la responsabilità di farla come Presidente del Senato del Partito radicale transnazionale, in attesa di poter raggiungere Emma e gli altri per vedere se questa proposta sarà immediatamente fatta propria e diverrà esecutiva per il partito. Diversi titoli di agenzie dicono questo: «anche da parte americana si afferma che se Saddam va in esilio non ci sarà guerra e non ci sarà più nessun problema». Semplicistica o no è una tesi che rimbalza anche in Egitto. Ci sono state da parte di personalità delle dichiarazioni del genere, ma più come constatazione o riflessione che come obiettivo che viene assunto da qualcuno. Ecco, il Partito radicale transnazionale credo che lo possa assumere. D’urgenza. Vediamo allora che cosa, perché e qual è la proposta che dobbiamo fare e spero che tutti i radicali e tutti gli ascoltatori che fossero d’accordo trovino ciascuno il modo di armarsi un po' di questa proposta per affermare le proprie idee attorno a se stessi e servendo eventualmente il dibattito (…). Se c’è un dittatore feroce, nazicomunista, assassino e via dicendo, noi diciamo che il problema è delle donne e degli uomini irachene, perfino di quei bambini che ci vengono cattolicamente diffusi dappertutto, vittime del sabotaggio che è dell’Onu e non americano (...). Bene, occorre allora usare un'arma di attrazione di massa - in buona fede, con convinzione - anche contro Saddam e quindi anche contro chi vuole la guerra per altri motivi da quelli che lo stesso Bush dichiara, proclama. Noi diciamo che a questo punto l’Onu deve assicurare la transizione, fra Saddam che va in esilio e l’instaurazione di un regime fondato sulle leggi, sulla carta dell’Onu, cioè sui diritti politici e umani- perfino in Italia noi avevamo il governo militare alleato che in alcuni momenti gestiva la realtà italiana che a mano a mano veniva liberata dai tedeschi. Questo comporta un’opera anche di governo, di amministrazione. Io propongo a questo punto che si annunci agli iracheni, alla classe dirigente, a tutti, che se Saddam va in esilio l’Onu può assumere questa missione di governo, di commissariamento della Repubblica irachena per due anni, avendo come commissari grandi statisti - io penso all’ex presidente finlandese o Rocard - con equipe adeguate, ma sarà solo un problema tecnico individuare chi sia necessario (...)».

20/01/2003 Primo comunicato di Pannella da Bruxelles (in tre lingue), diretto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu

«Tra, da un lato, i sostenitori della pace ad ogni costo, eredi di chi affermava di “Morire per Danzica mai!” o “Meglio rossi che morti” e degli appelli "pacifisti" e comunisti alla diserzione di fronte all'esercito hitleriano o davanti ai terroristi del regime talebano, e, dall'altro, delle azioni pericolose e forse non necessarie dei fautori della soluzione militare, della guerra, che metta un punto finale alla minaccia rappresentata dal regime di Baghdad, emerge un'evidenza accecante: in Iraq e per l' Iraq, cosi come per l'insieme del Medio Oriente e del mondo intero, la vera e duratura alternativa, oggi, non è “la guerra o la pace”, ma “la guerra o la libertà, il diritto, la democrazia e la pace”.

Ci rivolgiamo quindi alla Comunità internazionale, alle Nazioni Unite in primo luogo, perché facciano proprie, immediatamente, le affermazioni secondo cui l'esilio del dittatore Saddam Hussein cancellerebbe, per gli Stati Uniti stessi, la necessità della guerra, costituendo il punto di partenza per una soluzione politica della questione irachena.

Chiediamo al Consiglio di Sicurezza che decida da subito - partendo dal presupposto dell'uscita di scena di Saddam e sulla base dei poteri conferitigli dalla Carta dell'ONU - di porre l'Iraq sotto un regime di Amministrazione fiduciaria internazionale (un governo democratico), affidando ad un uomo di stato di altissimo livello il compito di predisporre, entro un termine di due anni, le condizioni di un pieno esercizio dei diritti e delle libertà per l'insieme degli iracheni, donne ed uomini, come esige la Carta dei Diritti fondamentali delle Nazioni Unite.

Lanciamo un appello alle donne e agli uomini di buona volontà perché si organizzino e si mobilitino d'urgenza, in tutto il mondo, perché questa semplice verità, vecchia come la democrazia e la libertà, trionfi! Perché la libertà, il diritto, la democrazia e la pace vincano sulla dittatura e sulla guerra!».

21/01/2003 Pannella commenta Frattini

Marco Pannella tiene una conferenza stampa a Milano sulla proposta del Prt di una possibile soluzione

per la guerra in Iraq: «Alle due di notte italiane il Ministro degli Esteri del governo italiano, Frattini,

senza citare in modo esplicito l’iniziativa “Iraq Libero!”, ha già corrisposto - ho motivo e ragione di ritenere che sia più che un segnale - alla nostra proposta. Vedo da un'Ansa delle tre, in un dispaccio da New York, che Frattini dice che «l'Italia è pronta a dare appoggio alla costruzione democratica e umanitaria dell'Iraq del dopo Saddam. Diamo atto, do atto, al Ministro Frattini di avere in questo momento, non casualmente, raccolto la nostra proposta».

24/01/2003 Parte una seconda e-mail con un testo di Pannella, che poi si aggiungerà al testo dell’appello iniziale

«“Governo provvisorio”, amministrazione insediata e controllata dall'Onu con il mandato, a tempo, di assicurare agli iracheni quei diritti democratici, di libertà politica e umani, che una montagna di dichiarazioni, carte, trattati e convenzioni, da quasi 60 anni vanno scrivendo e pre-scrivendo come diritto fondante la comunità internazionale, umana, e troppo spesso sono, anche per l'Onu, letteralmente "lettera morta". È questo il cammino per giungere alla Organizzazione Mondiale della Democrazia/delle Democrazie (…). QUESTA ALTERNATIVA È NON SOLAMENTE E PRINCIPALMENTE ALLA GUERRA, LO È ANCHE ALLO STATUS QUO, NON ALTRO CHE CRIMINALE, PERICOLOSISSIMO, INTOLLERABILE. Quanto alla pretesa infondatezza dell'obiettivo dell'"esilio" di Saddam, obiettivo e strumento della nostra proposta, non è che obiezione di senso comune e di scarso buon senso, se facciamo salva la buona fede di chi la sostiene (…) . Saddam deve scegliere fra la morte, per guerra o più probabilmente per "golpe", in un bunker "berlinese" o assieme a decine di migliaia di suoi militari e di civili che vuole ammassare a Baghdad come cinico e inutile deterrente, o la via di fuga protetta che suggeriamo. Il suo biografo francese, Pierre-Jean Luizarde, ha proprio ieri espresso la convinzione che Saddam potrebbe proprio optare per questa scelta (…)».

28/01/2003 Adesioni all’appello:

Adesioni di 2.600 cittadini da 57 paesi; sottoscrivono l'appello anche 40 parlamentari italiani, 20 di centro-destra e 20 di centro-sinistra.

29/01/2003 Marco Pannella al Parlamento europeo

«Signor Presidente, signor Alto rappresentante, signor Commissario, colleghe e colleghi, mi pare pacifico: “No alla guerra”. Vedete qualcuno che gira dicendo: “Sì alla guerra”? Tutti – il Papa, l’antipapa, i comunisti, i fascisti, tutti – dicono: “No alla guerra”. Ma qual è l’alternativa al “No alla guerra”? (...). L’Europa propone quale obiettivo? L’alternativa alla distruzione che si chiama guerra, di cosa è fatta, per noi e per voi? L’alternativa c’è, e non è la pace; la pace c’è (...). Noi radicali abbiamo lanciato una proposta: in quattro giorni, da sessantasei paesi abbiamo ricevuto un “sì”; in Italia, fino a questo momento, l’abbiamo avuto da cinquantasette parlamentari, metà di centrosinistra, metà di centrodestra, tra i quali l’ex Presidente del Consiglio Andreotti e altre personalità. Cosa diciamo, cosa sottoponiamo anche a voi? L’alternativa si chiama “democrazia”, l’alternativa si chiama “diritto” e “diritti”, l’alternativa consiste nel rendere finalmente vigente la legge scritta internazionale – che è vigente, ma non vige (...) – quella legge internazionale che nell’assieme ha ormai individuato una sorta di diritto soggettivo alla libertà e alla democrazia degli esseri viventi in questo paese, e per “questo paese” intendiamo il paese globale. Abbiamo la possibilità di scegliere che cosa vuole l’Unione europea, se c’è la guerra o se non c’è la guerra, se Saddam (...) si dimette sostanzialmente con un salvacondotto fino al luogo del suo esilio (...). Ma quello che possiamo e dobbiamo fare è sapere che l’ONU, il Consiglio di sicurezza hanno l’obbligo di intervenire. Non si tratta di cambiare il dittatore, bensì di cambiare regime. È necessario in quell’area del mondo, dove la pistola puntata, bene o male, alla tempia di Saddam gli dà ora la possibilità solo di scegliere fra cadere in un golpe che stanno preparando i suoi intimi, spararsi, uccidersi in un bunker, morire in mezzo a un massacro, o andare via, com’è successo a molti dittatori, accompagnato altrove. Questa è la proposta, l’alternativa alla guerra (...) e precisamente: “governo provvisorio” dell’ONU per due o tre anni, fino a stabilire i diritti fondamentali in quel paese, un governo con il compito di rendere ai cittadini iracheni e al Medio Oriente quanto dei loro diritti è tolto con violenza. Questa è la proposta che noi avanziamo, e agli altri diciamo: “Pace assoluta, pace eterna”. «Mi pare che noi scegliamo un’altra cosa: essere vivi nella libertà, nel diritto, nella costruzione di una vita che meriti di essere vissuta e non tale da essere solo impietrita dinanzi al terrore della morte».

29/01/2003 Interventi alla radio di Frattini: «Sono poco convinto…»

«Come è emerso, questa proposta è progressivamente apparsa come irrealizzabile. Sarebbe ovviamente una ipotesi di soluzione quella di realizzare queste due condizioni (...) ma io sono personalmente poco convinto che questo possa accadere, non vedo perchè questo regime dittatoriale, che questa mattina ha fatto dire ad un uomo del governo che loro colpiranno il primo stato che aiuta l'eventuale azione militare, possa pensare ad andare in esilio».