2003 02 01/02/2003 Adesioni all’appello: Raggiunte le 5000 firme ... 23/02/2003 Incontro Bush-Aznar-Blair-Berluscon

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01/02/2003 Adesioni all’appello:

Raggiunte le 5000 firme. Sottoscrivono l'appello anche:

Giulio Andreotti, senatore a vita ed ex presidente del Consiglio: «La proposta di Pannella è buona e interessante. Marco ha fatto in passato delle proposte che sembravano paradossali, ma dobbiamo dire che quando ha fatto la campagna sulla fame nel mondo fece conoscere questo problema e portò a fare delle leggi, buone o cattive che fossero. Riuscì a muovere la opinione pubblica».

Margherita Boniver, sottosegretario agli Esteri: «L'amministrazione Onu proposta da Pannella ha funzionato in passato e varrebbe la pena di poter lavorare perché questo sogno si avveri».

Lamberto Dini, ex ministro degli Esteri: «Sarebbe una buona soluzione, se Saddam dovesse uscire di scena, anche nel caso dovesse essere rovesciato a seguito di un'azione militare, dovrà esserci un'amministrazione civile che non può essere che delle Nazioni Unite», che «rimangono il punto focale di questa situazione».

Giuseppe Ayala, Enrico Morando, Franca Chiaromonte, Franco Grillini, Ds; Thierry Jean-Pierre, parlamentare europeo Ppe, Comitato “Iraq Libero!” (Danimarca); Alessandro Battistini; Cinzia Dato, Enzo Bianco, Margherita; Marco Boato, Stefano Boco, Verdi; Cesare Marini, Sdi; Alfredo D'Ambrosio, Udeur; Alfredo Biondi, vicepresidente della Camera, Fabrizio Cicchitto/, Vittori Sgarbi, Carlo Taormina, Forza Italia; Gianfranco Pittelli, Mario Landolfii, An; Fiorello Provera, Lega Nord; Amedeo Ciccanti, Michele Ranieri, Udc; Riccardo di Segni, abbino capo di Roma; Luca Barbareschi, attore; Alessandro Haber, attore; Vasco Rossi, cantante; Eugenio Bennato, cantante; Ennio Morricone, compositore; Nantas Salvalaggio, scrittore e giornalista; Luciano De Crescenzo, scrittore e filosofo; Giorgio Bocca, giornalista e scrittore; Giuliano Ferrara, giornalista; Miriam Mafai, scrittrice: «Cara Emma, c'è qualche termine che non condivido del tutto, ma condivido l'iniziativa. Dunque firmo il tuo appello».

Andrè Glucksmann, filosofo francese: «Avrei preferito che il Consiglio di sicurezza all'unanimità esigesse l'esilio di Saddam Hussein. Forse sarebbe stato possibile ottenerlo con una forte minaccia militare. Purtroppo la Francia, la Germania e le manifestazioni pacifiste hanno incoraggiato Saddam a credersi protetto». «Pacifisti, siete ipocriti. Tacete i crimini del raìs», Glucksmann dà una sua interpretazione del pacifismo delle piazze, partendo da un particolare slogan che lo ha colpito: «Fate il the e non la guerra». «Io lo traduco non come "voglio la pace" ma come "voglio che mi lascino in pace, voglio dormire tranquillo dopo una buona tazza di the"».

Renato Farina, giornalista: «Lo status quo è intollerabile. L'esilio di Saddam è a questo punto l'unico realistico e pacifico modo per evitare sangue e terrorismo, ampliando i confini dei diritti della persona umana».

Bill Emmott, Editor-in-chief dell'Economist: «Dear Emma Bonino Thanks; I agree entirely about the post-Saddam Iraq. best wishes Bill Emmott».

Kok Ksor, presidente della Montagnard Foundation Inc.: «I believe this is the only way to void bloodshed of innocent Iraqi people and to establish a true democracy in Iraq»."Fate il the e non la guerra". «Io lo traduco non come "voglio la pace" ma come "voglio che mi lascino in pace, voglio dormire tranquillo dopo una buona tazza di the"».

Renato Farina, giornalista, «Lo status quo è intollerabile. L'esilio di Saddam è a questo punto l'unico realistico e pacifico modo per evitare sangue e terrorismo, ampliando i confini dei diritti della persona umana».

04/02/2003 Adesioni all’appello:

6190 adesioni da 75 paesi. Sottoscrivono l'appello anche Gaetano Pecorella, Presidente della commissione Giustizia della Camera; Walter Veltroni, Sindaco di Roma: «Il nostro no alla guerra deve sapere accompagnarsi ad una proposta positiva in grado di indicare un futuro di pace e libertà per i popoli della regione. Il regime di Saddam Hussein, come tutti quelli responsabili di violazioni di diritti umani e del diritto internazionale, può e deve essere contrastato dalle Nazioni Unite e dalla comunità internazionale con i numerosi strumenti offerti dal diritto, dalla legalità e dalla giustizia penale internazionale».

05/02/2003 Colin Powell all’ONU

In una relazione dettagliata, per punti, documentata con intercettazioni telefoniche e foto satellitari, Colin Powell ha cercato di dimostrare al Consiglio di Sicurezza la materiale violazione, da parte dell'Iraq, della risoluzione Onu 1441. Cina, Russia e Francia frenano (notizia di agenzia).

Proposte di De Villepin al Consiglio di Sicurezza dell'ONU

- Raddoppiare o triplicare il numero di ispettori ed aprire più uffici regionali. Stabilire, inoltre, un ente

specializzato per sorvegliare i siti e le zone già ispezionate.

- Aumentare notevolmente le risorse per il monitoraggio e la raccolta di dati/informazioni sul territorio

iracheno. La Francia è pronta a fornire tutto il suo sostegno attraverso l'uso dell'aereo di osservazione

Mirage IV.

- Stabilire collettivamente un centro di coordinamento e di elaborazione di informazioni che fornirebbe

a Blix e El Baradei, in tempo reale ed in modo coordinato, tutte le risorse di cui potrebbero avere

bisogno.

- Mettere tutte le questioni relative al disarmo non ancora risolte in una lista, in ordine d' importanza .

-Definire, con il consenso dei responsabili dei gruppi d'ispettori, un esigente e realistico calendario per

andare avanti nell'affrontare e nell'eliminare i problemi. Ci devono essere aggiornamenti regolari sui

progressi che vengono fatti relativi al disarmo dell'iraq.

- Un coordinatore dell'ONU per il disarmo in iraq, dislocato in iraq sotto la direzione dei sign. Blix e

ElBaradei, sarebbe un utile complemento a questo intensificato regime d'ispezioni e monitoraggio.

Ma l'Iraq deve collaborare in modo vigoroso e deve aderire alle richieste dei sign. Blix e del Dr.

ElBaradei, in particolare:

- alla richiesta del permesso di organizzare riunioni con scienziati iracheni senza la presenza di altri

testimoni.

- alla richiesta che venga accettato l'utilizzo di U2 per compiere voli di osservazione.

- alla richiesta che venga adottata un'adeguata legislazione che proibisca la fabbricazione di armi di

distruzione di massa.

- alla richiesta di ricevere immediatamente tutti i documenti relativi alle questioni non risolte

concernenti il disarmo, in particolare nel settore bio-chimico, affinché gli ispettori possano analizzarli; i

documenti che sono già stati ricevuti il 20 Gennaio non rappresentano un passo nella buona direzione.

Le 3000 pagine di documenti scoperti a casa di un ricercatore dimostrano che Baghdad ha ancora molta

strada da fare. In assenza di documenti, l'Iraq deve essere in grado di presentare prove affidabili.

06/02/2003 Dichiarazioni di Bush

Il presidente George W. Bush, dopo un incontro con il segretario di stato Colin Powell alla Casa Bianca ha dichiarato che gli Stati Uniti sono favorevoli a una nuova risoluzione delle Nazioni Unite purché essa mostri determinazione e preveda l'uso della forza (notizia di agenzia).

Un gruppo di intellettuali arabi ha fatto circolare una petizione per richiamare l'attenzione della pubblica opinione sull'opzione di una deposizione dei poteri da parte di Saddam. Nel documento vi era un espresso richiamo alla necessità di instaurare un governo democratico a Baghdad, supervisionato da personale ONU e della Lega Araba che controllasse l'effettività della transizione pacifica verso la democrazia (da The Daily Star, http://www.memri.org).

07/02/2003 Incontro Fisher-Sodano

Il ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer, ha incontrato stamani in Vaticano il Papa, il segretario di Stato card. Angelo Sodano e il ministro degli esteri della Santa Sede Jean Louis Tauran. Fischer ha sottolineato la convergenza di intenti tra Germania e Vaticano sulla crisi irachena: faranno tutto quanto è possibile perché venga applicata dall'Iraq la risoluzione 1441 dell'Onu senza ricorso ad una guerra (notizia di agenzia) Dalla base di Aviano, in Italia, il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Donald Rumsfeld, parlando ai soldati ha assicurato che la guerra in Iraq, se ci sarà: «Durerà sei giorni, forse sei settimane, non certamente sei mesi», ma che «con la guerra contro l'Iraq non si concluderà di certo la lotta degli Stati Uniti contro il terrorismo» (notizia di agenzia). Berlusconi ha sottolineato la necessità di esercitare in modo compatto una pressione su Saddam allo scopo di evitare la guerra: «Solo una pressione internazionale convincerà Saddam Hussein ad andare in esilio» (notizia di agenzia). Conferenza stampa di Donald Rumsfeld e Antonio Martino. Secondo il ministro italiano: «Se la risoluzione 1441 fosse violata sarebbe uno "smacco" per l'Onu». Per Rumsfeld sono ormai falliti gli sforzi diplomatici (www.radioradicale.it).

Adesioni all’appello:

8483 adesioni da 96 paesi. Sottoscrivono l'appello anche:

Massimo De Angelis giornalista (Avvenire): «L'interrogativo è perché la sinistra non ha abbracciato con forza la via prospettata da Marco Pannella. oggi tale posizione è stata appoggiata nella leadership del centrosinistra solo da Walter Veltroni, eppure essa avrebbe potuto far quadrare i conti, diradare molte ombre, e tutto sommato avrebbe potuto (o potrebbe ancora?) rappresentare una valida soluzione».

Francesco Rutelli; Adriano Sofri: «Per parte mia ho aderito alla proposta di Pannella. Si manifesti contro chi vuole la guerra, perché Saddam se ne vada, perché l'Iraq diventi libero e padrone di sé» (da l'Unità); Francesco Cossiga, senatore a vita ed ex presidente della Repubblica: «Perché il governo italiano non fa propria l'iniziativa dell'on. Pannella e, anche facendo pronunziare in tal senso il Consiglio Europeo, non richiede al Consiglio di sicurezza di costruire e realizzare il pacifico esilio di Saddam Hussein, con garanzia da parte del Consiglio di sicurezza stesso?»; Franco Marini- ex segretario Ppi; Pierluigi Castagnetti- capogruppo alla Camera.

08/02/2003

Per Donald Rumsfeld la crisi irachena potrebbe avere una soluzione pacifica se Saddam Hussein decidesse di lasciare il paese. Ma l'unica chance per una soluzione pacifica è dimostrare che le nazioni libere in caso di necessità sono pronte ad usare la forza (notizia di agenzia).

09/02/2003 Adesioni all’appello:

Adesione di 10.962 cittadini da 104 paesi ; 136 parlamentari italiani, 65 di centro-destra, 66 di centro-sinistra e i 5 senatori a vita.

Sottoscrivono l'appello anche Enrico Boselli (SDI), Sandro Bondi (FI), Domenico Fisichella (AN).

Berlusconi parla della crisi in Iraq agli Stati generali di Forza Italia. Tra le soluzioni possibili emerge anche la possibilità di una risoluzione per garantire immunità ed esilio per Saddam (notizia di agenzia).

10/02/2003

A pochi giorni dal vertice straordinario dell'Ue, Chirac ha letto una dichiarazione congiunta Francia-Russia-Germania: disarmo nella pace tramite il rafforzamento delle ispezioni (notizia di agenzia).

Donald Rumsfeld si è espresso ancora una volta con toni duri, nei confronti di Francia, Belgio e Germania, che avevano espresso la possibilità di un veto in sede Nato per evitare immediati piani di difesa della Turchia da parte dell'Alleanza in caso di attacco all'Iraq: “Il contrasto all'interno della Nato non impedirà agli Stati Uniti di agire contro l'Iraq e non minaccia la sopravvivenza a lungo termine dell'Alleanza atlantica” (notizia di agenzia).

12/02/2003

Per Prodi, la guerra è l'ultima soluzione, dopo averle tentate tutte, ed è necessario trovare il "filo comune" di un'azione diplomatica europea (notizia di agenzia).

Nato: non c'è accordo, ma si ragiona sul compromesso di Robertson, che ha presentato un documento di mediazione che dovrebbe far superare le resistenze di Francia, Russia, Germania, Belgio sull'incremento di basi in Turchia in previsione del conflitto (da http://www.obiettivoiraq.rai.it).

Secondo il ministro degli esteri Franco Frattini c'è ancora una speranza, tenue, che la pressione internazionale possa convincere le autorità irachene ad adempiere all'obbligo di disarmare a cui si è sottratto da ben 12 anni" (notizia di agenzia).

13/02/2003

In un'audizione alla Camera, il segretario di stato Usa Colin Powell ha comunicato che si sta studiando «dove, con quali protezioni e come esattamente mettere in atto questa operazione». È la prima volta che la Casa Bianca ammette, ai massimi livelli, che non sta solo "incoraggiando" raìs a lasciare il Paese per evitare la guerra, ma che sta attivamente elaborando l'ipotesi del suo esilio. «Non ne stiamo solo discutendo, siamo in contatto con una serie di paesi che si sono dimostrati disponibili a far arrivare questo messaggio al regime iracheno: che il tempo è oramai scaduto e che un modo per evitare molta sofferenza è che il regime lasci il potere...Saddam Hussein e i suoi accoliti», spiega Powell. «È una soluzione che evita un sacco di problemi...dovrebbe comprendere lui e i suoi maggiori collaboratori. Vorremmo eliminare l'intera infezione e poi andare avanti nel processo di guarigione» (notizia di agenzia).

14/02/2003 Marco Pannella invia una e-mail a tutto l’indirizzario radicale

«Abbiamo testé finito di ascoltare la relazione del Capo degli Ispettori Blix. Mi assumo le responsabilità, prima di ascoltare qualsiasi altrui commento politico, di dare fra un attimo una dichiarazione molto positiva dell’evolversi della situazione, nella direzione da noi per primi auspicata (...). La nostra lotta quindi deve continuare e raddoppiare di forza (...)».

15/02/2003 Prima riunione dei ministri degli esteri della Lega araba

Dichiarazione di Blix ed El Baradei: «Da quando siamo arrivati in Iraq abbiamo condotto oltre 400 ispezioni in più di 300 siti. Tutte le verifiche sono state compiute senza preavviso e l'accesso è stato quasi sempre immediato. In nessun caso abbiamo visto prove convincenti che gli iracheni sapessero in anticipo del nostro arrivo (...) Se le armi ci sono, vanno distrutte, altrimenti bisogna presentare prove credibili della loro distruzione» (notizia di agenzia).

Ciampi appoggia l'azione del governo Berlusconi nella crisi irachena, che si incardina nelle tradizionali e costanti linee di politica estera italiana. Berlusconi apprezza e condivide (notizia di agenzia).

Pannella: chiedo con Emma Bonino formalmente incontro con il governo in tempi utili in vista

del consiglio europeo di lunedì e del consiglio di sicurezza di martedì

Dal cimitero di guerra inglese di Rivotorto d’Assisi, (cioè dalla pressoché assoluta clandestinità cui il

comportamento del sistema televisivo Ucigrai-Mediaset ha costretto la manifestazione radicale

attualmente in corso), Emma Bonino ha già ufficialmente richiesto un incontro assolutamente urgente

al Presidente del Consiglio, al Governo nelle ore residue ancora utili per la riunione del Consiglio

Europeo di lunedì 17 e del Consiglio di Sicurezza di martedì.

Comprendiamo che anche il Governo, come le forze politiche, siano vittime del totale ostracismo, del

silenzio totale realizzato dal 20 gennaio ad oggi sull’iniziativa che attualmente unisce personalità e

gruppi militanti da 123 Paesi e in Italia 270 parlamentari equamente suddivisi fra quelli di maggioranza e

quelli di opposizione.

Non un solo minuto infatti, di approfondimento, di dibattito e di effettiva informazione da allora è

stato consentito all’opinione pubblica, al “popolo sovrano”.

Ci permettiamo di dire, umilmente ma anche con la forza che deriva dalla considerazione nota del

nostro progetto da parte delle principali cancellerie dei Paesi democratici, che si rischia di dissipare

un’occasione unica per l’Italia di governare la crisi europea e della Nato, con obiettivi che possono

ricompattare la posizione francese, belga e tedesca con quella britannica, italiana e degli altri 8 Paesi

europei, probabilmente così incontrando obiettivi attualmente propri anche della maggioranza dei paesi

mediorientali.

Onestà ci impone di dire che anche chi governa la politica di opposizione in Italia lo fa in modo non

dissimile e con una sufficienza e una superficialità che almeno in parte può essere giustificata da

prudenze istituzionali e diplomatiche del Governo italiano.

Occorre immediatamente immaginare lo strumento parlamentare che traduca in scelta del Parlamento e

un impegno dell’esecutivo il progetto volto ad assicurare oltre al disarmo anche la democrazia (cioè la

fine del massacro di centinaia di migliaia di iracheni).

Rivolgiamo a tutti un invito a dedicare questa giornata di manifestazione “per la pace” in concreta

operatività, urgente e necessaria.

16/02/2003

L'inviato del Papa Giovanni Paolo II, Etchegaray, si è recato in visita ufficiale da Saddam Hussein, ma non sono trapelati i contenuti del colloquio (da il Sole 24 Ore).

Adesioni all’appello:

Adesione di 16.592 cittadini; 244 parlamentari italiani, 122 di centro-destra, 120 di centro-sinistra.

Conversazione Pannella-Bordin

Alla vigilia del Consiglio Europeo Marco Pannella afferma che «la nostra proposta può riunificare la

posizione europea. So che all’Eliseo si è attenti a questa nostra proposta. Per quanto riguarda

l’amministrazione americana Enrico Jacchia, con le sue professioni, con le sue conoscenze, è andato lì

ed ha tenuto a dire a Radio Radicale che nell’amministrazione di Washington ha trovato molta simpatia

e conoscenza della nostra proposta. E posso dire senz’altro che al congresso laburista in corso, vi è chi

conosce la nostra posizione, ma certo tutti erano convinti che domani il governo italiano ci cavasse

dall’impaccio di non avere una posizione molto forte».

«Domani al Consiglio europeo l’avremmo potuta riunificare con la nostra proposta, perchè, torno a

dire, la posizione francese che dice “quintuplichiamo o quadruplichaimo il numero degli ispettori

e facciamoli accompagnare da una forza armata dell’Onu come scorte e non come esercito di

occupazione, e diamo il tempo a questo piccolo esercito di ispettori di fare il loro lavoro” a me

va benissimo, ma bisogna vedere 1) se Saddam accettava 2) se l’accettava la politica cogliona

americana (ci sono degli aspetti coglioni nella politica americana) che ha avuto fretta, paura, ha

spostato 250 mila uomini (e al contribuente americano costa questa roba); quello lì – che non è liberista

– Bush, ha portato il bilancio dello stato a delle vette che non si erano mai avute attraverso il

nutrimento di quel complesso militare industriale…

[…] Quindi mantenere ferma la nostra posizione: no all’intervento militare, ancora. Il nostro governo,

pur essendo governo, pur sapendo tante cose, non sa di non sapere e va disarmato dell’arma maggiore:

vediamo se riusciamo ad avere una rivoluzione alla Camera dei Deputati e al Senato, che recuperi, se c’è

ancora tempo, questa posizione “Iraq Libero”, l’ONU che insedia quello che in altre condizoni storiche

la grande america ha insediato in 4 anni nel grande Giappone, dopo la guerra.

17/02/2003 Messaggio di Kofi Annan e Consiglio europeo

«Noi come ONU abbiamo il dovere di esplorare tutte le possibilità di una risoluzione pacifica prima di ricorrere all'uso della forza. Spetta solo all'Onu disarmare Saddam» (da la Repubblica).

Consiglio europeo straordinario di Bruxelles

Il Consiglio europeo ha tenuto una riunione straordinaria per discutere la crisi irachena. I membri

hanno incontrato anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan e il Presidente del

Parlamento europeo Pat Cox.

Riaffermiamo la validità delle conclusioni del Consiglio "Affari generali e relazioni esterne" del 27

gennaio e dei termini dell’iniziativa ufficiale del 4 febbraio 2003 riguardo all’Iraq. Il modo in cui sarà

gestita l’evoluzione della situazione in Iraq avrà importanti ripercussioni nel mondo per i prossimi

decenni. In particolare siamo determinati ad affrontare efficacemente la minaccia della proliferazione

delle armi di distruzione di massa.

Ribadiamo la centralità delle Nazioni Unite nell’ordine internazionale. Riconosciamo che spetta

anzitutto al Consiglio di Sicurezza la responsabilità del disarmo dell’Iraq. Ci impegniamo a fornire pieno

appoggio al Consiglio nell’esercitare le sue responsabilità.

L’obiettivo dell’Unione nei confronti dell’Iraq rimane il pieno ed effettivo disarmo in applicazione delle

pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare della risoluzione

1441. Vogliamo raggiungere questo obiettivo in maniera pacifica. È chiaro che è proprio questo che

vogliono i popoli d’Europa.

La guerra non è inevitabile. L’uso della forza dovrebbe essere solo l’ultima risorsa. È il regime iracheno

che deve porre fine a questa crisi ottemperando alle richieste del Consiglio di Sicurezza. Ribadiamo il

pieno sostegno all’attuale missione degli ispettori ONU. Essi devono disporre del tempo e delle risorse

ritenuti necessari dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Tuttavia le ispezioni non possono

durare indefinitamente in mancanza di una totale cooperazione da parte dell’Iraq che deve fornire

anche tutte le informazioni specifiche e supplementari sulle questioni sollevate nelle relazioni degli

ispettori.

Bagdad non si deve illudere: deve disarmare e cooperare immediatamente e pienamente. L’Iraq ha

un’ultima opportunità per risolvere la crisi in modo pacifico. Il regime iracheno sarà il solo responsabile

delle conseguenze se continua a beffarsi della volontà della comunità internazionale e non coglie

quest’ultima occasione.

Riconosciamo che l’unità e la fermezza della comunità internazionale, espresse con l’adozione

all’unanimità della risoluzione 1441, e il concentramento delle forze militari sono stati fondamentali per

ottenere il ritorno degli ispettori. Questi fattori resteranno essenziali se vogliamo ottenere la piena

cooperazione che cerchiamo.

Opereremo con i paesi arabi e con la Lega araba. Li incoraggeremo, tanto insieme quanto

separatamente, a far comprendere a Saddam Hussein l’estremo pericolo di una valutazione errata della

situazione e la necessità di ottemperare integralmente alla risoluzione 1441. Esprimiamo sostegno alle

iniziative regionali avviate dalla Turchia con i paesi limitrofi dell’Iraq e con l’Egitto. In questo contesto

regionale, l’Unione europea riafferma di essere fermamente convinta della necessità di infondere nuovo

vigore al processo di pace in Medio Oriente e di risolvere il conflitto israelo-palestinese. Continuiamo a

sostenere una rapida attuazione della tabella di marcia avallata dal "Quartetto". Il terrore e la violenza

devono cessare, e così gli insediamenti. Le riforme palestinesi devono essere accelerate e, a questo

proposito, la dichiarazione del Presidente Arafat con cui annuncia che designerà un Primo Ministro è

un’iniziativa positiva nella giusta direzione. Nell’affrontare questi problemi è di vitale importanza l’unità

della comunità internazionale. Ribadiamo il nostro impegno a operare con tutti i nostri partner,

specialmente con gli Stati Uniti, per il disarmo dell’Iraq, per la pace e la stabilità nella regione e per un

futuro dignitoso per tutta la sua popolazione.

18/02/2003

Il 18 febbraio un gruppo di alti rappresentanti della chiesa americana, accompagnati dai colleghi britannici e da esponenti della chiesa anglicana, si sono incontrati col primo ministro inglese Tony Blair e il suo segretario di stato per lo sviluppo internazionale, Clare Short, per discutere alternative alla guerra. Ecco le possibili linee d'azione emerse dai colloqui:

rimuovere Hussein e il partito Baath dal potere;

perseguire un disarmo coercitivo e il raggiungimento della democrazia in Iraq;

organizzare un massiccio sforzo a sostegno immediato della popolazione irachena (dal Washington Post).

Le proteste del Kuwait sull'esito della riunione della Lega araba danno il polso della divisione del mondo arabo (Da BBC News, http://news.bbc.co.uk/).

19/02/2003 La proposta radicale su “Iraq Libero!” in Parlamento

Viene fatta espressamente propria in una mozione presentata dall’UDC, sottoscritta da quasi tutti i gruppi parlamentari. Dopo una serie di vicende convulse, la mozione viene votata per punti e la parte della proposta radicale dedicata all’esilio per Saddam Hussein viene approvata a larghissima maggioranza (345 sì, 38 no, 52 astenuti). Pochi minuti dopo la conclusione del voto, Marco Pannella si presenta in sala stampa alla Camera per commentare l'esito del dibattito e afferma: «La nostra proposta è rivolta al Consiglio di sicurezza dell'ONU, affinché proceda ad instaurare una "amministrazione provvisoria" per assicurare la transizione democratica in Iraq, rendendo finalmente vigente la legge internazionale che prescrive il diritto umano alla libertà ed alla democrazia come diritto imprescindibile, storicamente acquisito. Dinanzi a questa prospettiva che si chiama “Iraq Libero!” strumentalmente suggerivamo che “Nessuno tocchi Saddam” ristabilendo l'istituto millenario dell'esilio, garantendogli non l'impunità, ma l'incolumità. Il voto del Parlamento è stato un momento indecoroso e basso. Ci sarà da fare per le antologie scolastiche il racconto di queste ore anche per ammonire del distacco sempre più grave che si va creando tra democrazia reale e democrazia legale. Siamo sempre più in una situazione di fascismo democratico».

«Tutto comincia di buon mattino. L’Udc decide di trasformare in mozione la proposta di Pannella. Obiettivo: alzare la bandiera centrista e dimostrare che è possibile, in Parlamento, trova un’intesa con l’opposizione. Luca Volonté, il capogruppo Udc, ci mette la firma. Salvo scoprire, a stretto giro di posta, che la cosa non piace al governo. «Abbiamo provato a spingere Saddam in esilio», mette a verbale il ministro degli Esteri, Franco Frattini, «ma abbiamo ricevuto una risposta inequivocabilmente negativa. Chiedo che la mozione venga ritirata».

Volonté chiede la parola: «Volevamo unire, non dividere, dunque ritiro». È il momento che attendeva l’opposizione. Enzo Bianco: «Chiedo che venga votata la mozione di Volonté». Alfredo Biondi, presidente di turno dell’aula, gli concede un sorrisetto di sufficienza: «Non può, una mozione altrui può essere usata solo da un capogruppo o da dieci deputati. Non si offenda, ma...».

Volonté fiuta lo scippo. «Non vorrei che qualcuno si alzasse per far propria il mio documento». Appunto. Luciano Violante, capogruppo dei Ds: «Chiedo di far propria la mozione di Volonté». Antonio Boccia: «A nome della Margherita chiedo di fare nostra...». Marco Boato: «Anche i Verdi adottano la mozione, ma vorrei ricordare che l’Udc si era appropriata dell’iniziativa di Pannella». Biondi: «Bene, vorrà dire che sarà un condominio...».

C’è chi ride, chi applaude. Gianfranco Fini, avvertito del pericolo-furto, spedisce in aula Ignazio La Russa: «Volontè non ci aveva detto nulla, ma adesso anche An sottoscrive la mozione». A chiudere è Volonté in persona, nel ruolo di rianimatore: «A questo punto chiedo di mantenere in vita la mia mozione». Lo psicodramma non è finito. Preso dalla foga, l’Ulivo non ha letto bene il documento. Soprattutto la parte che critica «i pacifisti, per i quali l’unica alternativa alla guerra è solo la pace e non anche la libertà, il diritto, la democrazia». Se ne accorgono dalle parti di Forza Italia. «Prendiamo atto che Violante fa un’autocritica profonda», sibila Fabrizio Cicchitto. «Vorrà dire che voteremo la mozione per parti separate e bocceremo quella che non ci piace», è la replica di Violante.

In Transatlantico, negli stessi istanti, va in onda il Pannella-day. «La storia gira, da pietra dello scandalo sei diventato elemento unificante», l’apostrofa il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, prima di beccarsi i baci del leader radicale. «Alla fine, di dritto o di rovescio, Marco riesce sempre a colpire», commenta La Russa. E Pannella a Violante: «Grazie, è eccezionale che questo Parlamento riprenda la mia proposta, Bruno Vespa non le ha concesso neppure due minuti...».

Eccezionale è anche il finale. Frattini aveva detto che l’esilio era una partita persa e conclusa? Bene, Berlusconi in aula: «Stiamo operando per convincere Saddam ad accettare l'esilio». Poi arriva il voto per parti separate. E, sorpresa, vengono approvate (345 sì, 38 no, 52 astenuti) appena sette, delle trenta righe della mozione. Quelle in cui si parla dell’esilio come «soluzione che cancellerebbe la necessità dell’intervento armato Usa» e che impegnano «il governo a sostenere la proposta in sede Onu». Bocciato, e alla grande (446 no), tutto il resto. Pannella si apposta fuori dall’aula e applaude ironico. Lo fermano i commessi: «Prego, la smetta»

(da il Messaggero).

(Retroscena) Secondo il sito iraniano Baztab, Saddam avrebbe chiesto di poter transitare sul territorio iraniano al fine di raggiungere sano e salvo Mosca (da il Corriere della Sera).

(Retroscena) Commandos americani delle Special Forces infiltrati a Baghdad avrebbero organizzato piccoli attentati per testare a sicurezza del regime e seminare il panico (da il Corriere della Sera).

(Retroscena) Alcune indiscrezioni rivelano che Saddam avrebbe incontrato due volte Sharon negli ultimi tre mesi per sollecitare l'aiuto di Gerusalemme nel convincere gli USA a rinunciare all'attacco. In cambio l'Iraq avrebbe offerto il riconoscimento dello stato ebraico e informazioni su gruppi estremisti del Medio Oriente (da il Corriere della Sera).

(Retroscena) In un vertice segreto tra i dirigenti del partito e il raìs, Saddam si sarebbe dichiarato contrario ad ogni soluzione che preveda il suo esilio (da la Repubblica).

20/02/2003

Accolta nei due rami del Parlamento la mozione del centrodestra sulla crisi irachena: nella risoluzione si fa riferimento alle conclusioni del vertice di Bruxelles, e quindi alla guerra come ultima chance e si chiede al governo di proseguire nella linea fin qui seguita, impegnandolo a non prendere decisioni sull'Iraq senza una preventiva autorizzazione del Parlamento (da il Tempo).

Bocciata la risoluzione presentata dall'opposizione, nella quale si chiedeva di non dare per scontata la guerra e di far proseguire l'Onu e di non fornire alcun supporto alle azioni militari (da il Tempo).

Mubarak critica le divisioni nella Lega araba sull'Iraq (da The New York Times).

21/02/2003

Gli editorialisti della stampa araba incitano Saddam ad andarsene, mentre un gruppo di intellettuali sta facendo circolare un documento dove «sollecitano l'opinione pubblica araba ad esercitare pressioni per la destituzione di Saddam e dei suoi stretti collaboratori, per evitare una guerra catastrofica per i popoli della regione»(da il Riformista).

Dichiarazione di Aznar: «Io non amo la guerra, ma la pace e la sicurezza non passano per l'inazione. Dobbiamo esigere che la legalità non venga violata. E c'è una sola persona che può evitare il conflitto: Saddam Hussein» (da Panorama).

Il presidente francese Jacques Chirac,durante una conferenza stampa a Parigi, al termine di un vertice Francia-Africa, ha ribadito che si può arrivare al disarmo dell'Iraq tramite le ispezioni Onu e pertanto non vede la necessità della «strada militare». Ieri, i paesi africani avevano dato alla linea di Chirac il loro pieno sostegno (notizia di agenzia).

Annuncio di una nuova riunione della Lega araba sull'Iraq (dal New York Times).

(Retroscena) Secondo il Washington Post la Casa Bianca prevede di assumere il totale controllo unilaterale dell'Iraq post-Saddam, attraverso un'amministrazione ad interim guidata da un funzionario civile che avrà il compito di gestire la ricostruzione del Paese e di dare vita a un governo "rappresentativo" di tutte le componenti irachene, gestendo tra l'altro la ricostruzione e la distribuzione degli aiuti umanitari (notizia di agenzia).

Piero Fassino, invitato a Berlino da Schroeder, afferma: «La posizione dei partiti socialisti europei e, in particolare la nostra, non è una posizione che esclude la forza in modo assoluto, in qualsiasi condizione perché i nostri partiti hanno condiviso la missione in Kosovo, in Afghanistan. In ogni caso adesso c'è una posizione chiara dell'Ue che sostiene come la guerra non è inevitabile, si deve scommettere fino in fondo per una soluzione pacifica» (notizia di agenzia).

23/02/2003 Incontro Bush-Aznar-Blair-Berlusconi

Dopo una telefonata a quattro col premier spagnolo Aznar, quello britannico Blair e quello italiano Berlusconi, Bush ha annunciato che all'inizio della settimana presenterà la risoluzione per aprire le porte alla guerra. Il testo sarà breve ed affermerà che Saddam non ha rispettato la 1441 perché non ha disarmato e non intende farlo. Madrid potrebbe co-firmare la risoluzione per premere su paesi ispanici come Messico e Cile (da la Stampa).

Il 22 febbraio 2003, quattro settimane prima dell’invasione dell’Iraq, il presidente George Bush incontra nel suo ranch di Crawford, in Texas, l’allora premier spagnolo José Maria Aznar e lo informa che è giunto il momento di attaccare l’Iraq. Ecco il testo integrale della loro conversazione:

Bush: «Saddam Hussein non cambierà, continuerà a giocare. È arrivato il momento di sbarazzarsi di lui. È così. Da parte mia, cercherò di usare una retorica il più sottile possibile, fintanto che cerchiamo di far approvare la risoluzione. Se qualcuno metterà il veto (Russia, Cina e Francia, con Stati Uniti e Regno Unito, hanno il diritto di veto al Consiglio di sicurezza, n.d.r.), noi andremo avanti. Saddam Hussein non si sta disarmando. Dobbiamo beccarlo adesso. Finora abbiamo mostrato una pazienza incredibile. Restano due settimane. In due settimane saremo pronti, dal punto di vista militare. Credo che ce la faremo con la seconda risoluzione. In Consiglio di sicurezza abbiamo i tre africani (Camerun, Angola e Guinea, n.d.r.), i cileni, i messicani. Parlerò con loro, e anche con Putin, naturalmente. Saremo a Baghdad a fine marzo. Ci sono un 15 per cento di possibilità che per quella data Saddam Hussein sia morto o fuggito. Ma queste possibilità non esistono finché non avremo mostrato la nostra risoluzione. Gli egiziani stanno parlando con Saddam Hussein. Sembra che abbia fatto sapere che è disposto ad andare in esilio se gli permetteranno di portare con sé un miliardo di dollari e tutte le informazioni che desidera sulle armi di distruzione di massa. Gheddafi ha detto a Berlusconi che Saddam se ne vuole andare. Mubarak ci dice che in queste circostanze ci sono forti probabilità che venga assassinato. Ci piacerebbe agire su mandato delle Nazioni Unite. Se agiremo militarmente lo faremo con grande precisione, e focalizzando i nostri obbiettivi. Decimeremo le truppe fedeli a Saddam, e l’esercito regolare capirà in fretta che sta succedendo. Abbiamo fatto arrivare un messaggio chiaro ai generali di Saddam Hussein: li tratteremo come criminali di guerra.

Aznar: «È vero che esistono possibilità che Saddam Hussein vada in esilio?».

Bush: «Sì, esiste questa possibilità. C’è anche la possibilità che venga assassinato».

Aznar: «Esilio con qualche garanzia?».

Bush: «Nessuna garanzia. È un ladro, un terrorista, un criminale di guerra. A confronto di Saddam, Miloševic sarebbe una Madre Teresa. Quando entreremo, scopriremo molti altri crimini e lo porteremo di fronte alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja. Saddam Hussein crede già di averla scampata. Crede che Francia e Germania abbiano fermato il processo alle sue responsabilità. Crede anche che le manifestazioni della settimana scorsa (sabato 15 febbraio, n. d. r) lo proteggano. E crede che io sia molto indebolito. Ma la gente che gli sta intorno sa che le cose stanno in un altro modo. Sanno che il suo futuro è in esilio o in una cassa da morto. Per questo è importantissimo mantenere la pressione su di lui. Gheddafi ci dice indirettamente che questo è l’unico modo per farla finita con lui. L’unica strategia di Saddam Hussein è ritardare, ritardare, ritardare».

Aznar: «In realtà, il successo maggiore sarebbe vincere la partita senza sparare un solo colpo ed entrando a Baghdad».

Bush: «Per me sarebbe la soluzione perfetta. Io non voglio la guerra. Lo so che cosa sono le guerre. Conosco la distruzione e la morte che si portano dietro. Io sono quello che deve consolare le madri e le vedove dei morti. È naturale che per noi questa sarebbe la soluzione migliore. Inoltre, ci farebbe risparmiare 50 miliardi di dollari» (da El País, 27 sett 2007).

Retroscena

Juan Gabriel Valdés, ambasciatore del Cile all'Onu nei giorni che precedettero l'invasione dell'Iraq, ha reagito con stupore quando è venuto a conoscenza della conversazione tra Bush e Aznar del 22 febbraio 2003, durante la quale il presidente USA ventilò l'ipotesi di ritorsioni contro il Cile, se si fosse tifiutato di appoggiare l'intervento armato. «Qui in Cile non giunse alcuna notizia di tale brutalità. Sapevo che c'erano state alcune pressioni, ma mai così dirette», ha dichiarato Valdés. «I paesi come il Messico, il Cile, l'Angola e il Cameroon devono sapere che è in ballo la sicurezza degli Stati Uniti e schierarsi dalla nostra parte. [Il presidente cileno Ricardo] Lagos deve sapere che l'accordo di Libero Commercio col Cile è in attesa dell'approvazione da parte del Senato e che dissensi sul tema iracheno potrebbero porre in pericolo la ratifica dell'accordo stesso», aveva dichiarato Bush (...). «La conversazione tra Aznar e Bush rivela esattamente la visione che l'amministrazione Bush aveva ed ha dell'istituzione delle Nazioni Unite. Ciò che conta, in ogni questione, è la relazione bilaterale che ciascun paese intrattiene con gli Usa (...). Non esiste la comunità internazionale come tale», afferma Valdés. L'ex-ambasciatore si oppose attivamente alla seconda risoluzione proposta dagli Usa, dal Regno Unito e dalla Spagna (...) e si pose a capo di un gruppo di sei paesi (Angola, Cameroon, Guinea, Pakistan, Messico e Cile) insieme al ambasciatore messicano presso le Nazioni Unite, Adolfo Aguilar Zinser, per dare più tempo agli ispettori (...). Nel marzo 2003, invece, la ministra degli esteri spagnola, Ana Palacio, propose al Cile di appoggiare la seconda risoluzione: «Sole, bisogna salvare Colin, bisogna salvare Colin», disse alla collega cilena Soledad Alvear (...), dopo avere escluso Aguilar Zinser per il suo antiamericanismo da una riunione con lo stesso Powell (...) (da El País, 27 sett 2007).

24/02/2003 CAGRE, Bruxelles Per l'Italia: Sig. Franco FRATTINI

Durante la colazione i Ministri hanno discusso la questione del Medio Oriente nonché dell'Iraq, in

presenza del Presidente della Lega araba, sig. Hammoud, e del Segretario Generale della Lega araba, sig.

Moussa. Il 17 febbraio il Consiglio europeo ha sottolineato che l'Unione europea lavorerà con i paesi

arabi e con la Lega delle nazioni arabe.

Sul Medio Oriente i Ministri hanno riaffermato l'importanza di infondere nuovo vigore al processo di pace nonché il loro sostegno per una rapida attuazione della tabella di marcia avallata dal "Quartetto".

Per quanto riguarda l'Iraq, essi hanno valutato i recenti sviluppi e le prospettive per i prossimi giorni,

riaffermando che la totale cooperazione dell'Iraq sul disarmo, conformemente alla risoluzione n. 1441

del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, è un obiettivo urgente condiviso da tutti.

Tutti si sono dichiarati d'accordo sull'importanza di rinnovare il dialogo interculturale/il dialogo tra le civiltà.