2006 La legge discriminatoria approvata alla vigilia delle elezioni politiche del 2006
La legge discriminatoria approvata alla vigilia delle elezioni politiche del 2006
Alla vigila delle elezioni politiche del 2006 l'allora maggioranza di governo approva di fretta una nuova elegge elettorale, poi definita dal suo stesso estensore “una porcata”, che oltre a porre fine al sistema elettorale maggioritario voluto dagli elettori con un referendum nel 1993, contiene una clausola secondo la quale, di fatto, tutti i partiti sono liberati dall’onere di raccogliere le firme, al contrario di quanto avveniva con la legge precedente, tranne uno: la Rosa nel pugno, la forza politica nata dall'unione tra Radicali e Socialisti.
Per la Camera dei Deputati la nuova legge al comma 6 dell’art.1 prescrive: «Nessuna sottoscrizione è richiesta per i partiti o gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare in entrambe le Camere all’inizio della legislatura in corso al momento della convocazione dei comizi. Nessuna sottoscrizione è altresì richiesta per i partiti o gruppi politici che abbiano effettuato le dichiarazioni di collegamento ai sensi dell’articolo 14- b is , comma 1, con almeno due partiti o gruppi politici di cui al primo periodo e abbiano conseguito almeno un seggio in occasione delle ultime elezioni per il Parlamento europeo, con contrassegno identico a quello depositato ai sensi dell’articolo 14». Per il Senato della Repubblica, vale il comma 3 dell’art. 4, di analogo contenuto.
Al momento della votazione di questa legge esisteva soltanto un soggetto politico tra quelli presenti nelle assemblee legislative che per le decisioni politiche assunte e comunicate in precedenza avrebbe avuto l’obbligo di raccogliere le firme, vale a dire La Rosa nel Pugno, nuovo soggetto politico nato per volontà di radicali italiani e dei socialisti dello SDI, soggetti che insieme hanno al Parlamento italiano ben 17 eletti, e 4 eletti al Parlamento Europeo, e con decenni di storia alle spalle.
Per poter schierare la Rosa nel pugno alle prossime politiche i radicali dovranno raccogliere 180 mila firme in tutta Italia. Inoltre, la raccolta di firme andrà fatta sulle liste dei candidati, costringendo Radicali e Sdi a «presentare i propri quasi un mese prima rispetto agli altri partiti, per poter poi raccogliere le firme sulle liste chiuse». Un handicap, una disparità, denunciano Pannella e Bonino, che metterebbe a rischio l'effettiva «legittimità del voto». Gli avversari politici esentati dalla raccolta firme possono infatti definire le loro liste anche all’ultimo momento precedente il termine ultimo della presentazione delle candidature, con la perfetta conoscenza di quali candidati sono presenti nelle liste obbligate alla raccolta di sottoscrizioni, e quindi con la possibilità a loro riservata di fare scelte di candidature anche in base alle scelte nei diversi collegi dei soggetti politici onerati dalla raccolta delle firme.
Questa norma è in contrasto anche con gli impegni assunti dai paesi membri dell’OSCE (e quindi anche dall’Italia) per la tenuta di elezioni democratiche. In un documento dell’OSCE del 2003, si legge infatti: «Gli Stati devono permettere ai candidati di essere eletti, sia in modo indipendente o in quanto rappresentanti di partiti politici o di altre organizzazioni, senza frapporre ostacoli non necessari. Le candidature possono essere assoggettate solo a procedure di presentazione che siano ragionevoli e applicate in modo uguale, quali quelle del requisito di fornire informazioni per l’identificazione personale, una dichiarazione personale o il sostegno di un partito, oppure la prova di un livello minimo di sostegno popolare».
In una lettera inviata all’Osce dai Radicali, che chiedono il monitoraggio internazionale delle elezioni politiche del 2006, denunciano «discriminazioni tra forze politiche tali da rendere praticamente impossibile per poche di esse una loro effettiva e concorrenziale partecipazione alle elezioni».
Marco Pannella il 22 gennaio 2006 inizia uno sciopero della sete che si protrae fino al 2 febbraio: «Presentarsi alle elezioni in un contesto di illegalità causato da un decreto legge che discrimina tra i vari partiti nelle modalità tecniche di presentazione delle liste elettorali, potrebbe rappresentare un atto terminale di resa senza condizioni, di complicità, di manifestazione della sindrome di Stoccolma».
Il 24 gennaio 2006 il leader radicale scrive una lettera aperta a Silvio Berlusconi, pubblicata dal quotidiano Il Foglio, in cui tra l'altro chiede al presidente del Consiglio:
«Caro Presidente, caro Silvio, torno ancora a sollecitare il tuo intervento per correggere quello che voglio attribuire ad un errore del Governo, comprensibile nelle frenetiche giornate che vive, a cominciare dalle tue. (...) Stabilisci che alla forza politica-elettorale che hanno costituito esponenti attuali del più antico partito della Repubblica e quelli del più antico partito, con quello repubblicano, della storia italiana, non è legittimo chiedere “documenti di appoggio” che anche la dottrina democratica riconosce come utili e opportuni per garantire che elezioni democratiche non vengano inquinate e falsate da presenze estemporanee, non radicate nella storia e nel territorio nazionali, che possano rivelarsi non meritevoli di parteciparvi senza un supplemento di prove sulla loro identità. Abbiamo raccolto in questo trentennio un miliardo e 350 milioni circa di firme di elettori italiani, con i 90 referendum che abbiamo richiesto. Abbiamo ottenuto la partecipazione al voto di circa mezzo miliardo di elettori. Ancora quest’anno si sono tenuti quattro referendum che abbiamo concorso fortemente ad ottenere».
La lettere non ottiene alcuna risposta.
Lo stesso giorno il Senato respinge gli emendamenti presentati dalla Rosa nel pugno al decreto sulla raccolta delle firme sia per la presentazione del simbolo che sulle liste di candidati. Il primo emendamento è stato respinto con 132 no, 63 sì e due astenuti. Bocciato anche l’altro emendamento che prevedeva che le firme si raccogliessero solo sul simbolo e non anche sui candidati.
Giuliano Amato, intanto, si dice convinto che il Governo deve chiedere una interpretazione autentica della norma, la cui formulazione sarebbe altrimenti irragionevolmente discriminatoria. «La norma è tutta imperniata sul fatto che l’obbligo di raccogliere le firme c’è o non c’è in relazione all’essere il contrassegno della formazione politica in questione identico o non identico a contrassegni precedenti». Lo scopo della norma dunque «non è quello di salvaguardare la continuità dei contrassegni politici. Ma è quello di sottoporre a verifica di consenso, di qui le firme, le forze politiche nascenti, quelle che non risultano già sperimentate attraverso elezioni precedenti di rappresentanti parlamentari. (...) Se si segue formalisticamente la questione della identità del contrassegno si finisce per applicare la norma dove non deve essere applicata. Prendiamo il nostro caso della Rnp. (...) Se si fa valere nei loro confronti quella norma che vuole le firme per verificare se la formazione nascente ha il consenso che si ritiene utile, si fa una discriminazione tra formazioni politiche preesistenti, quella della Rnp e le altre». (intervista a Radio Radicale, 1° febbraio 2006)
Il segretario di Rifondazione comunista Fausto Bertinotti dichiara che «la richiesta di Marco Pannella di modificare l'attuale legge per la formazione delle liste elettorali é del tutto ragionevole», mentre il candidato premier del centrosinistra, Romano Prodi, esprime pubblicamente «l'adesione convinta mia e di tutta l'unione alla battaglia per la legalità e la trasparenza di questa campagna elettorale che Marco Pannella sta portando avanti a costo di prezzi personali elevatissimi».
Il 1° febbraio il Senato, e il 2 febbraio la Camera dei Deputati, convocata in seduta straordinaria, respingono la mozione che chiedeva al governo due atti semplici e ragionevoli per il ripristino della legalità delle elezioni: un nuovo decreto o, almeno, un’interpretazione autentica della norma sulle modalità di presentazione delle liste, per eliminare la discriminazione nei confronti della Rosa nel Pugno. Il Governo ha dato parere contrario a entrambe le richieste. La maggioranza si dimostra di nuovo sorda a questo problema di legalità, ma l’opposizione, che pure ha offerto la propria disponibilità a raccogliere le firme per la convocazione della seduta straordinaria, non è da meno. La mozione infatti è respinta con soli 11 voti di scarto. Favorevoli 211 deputati, 222 contrari. Circa 338 il totale dei deputati della maggioranza, e circa 272 il totale di quelli dell’opposizione.
Vitamina C
Vitamina C: Quanta ne serve?Secondo Linus Pauling (nella foto a fianco; 1901-1994, Premio Nobel per la Chimica, 1954, Premio Nobel per la Pace, 1963) ne serve un bel po': «Prendete quotidianamente da 6 a 18 g. di vitamina C. Non dimenticatevene neppure un giorno.»Da "Come vivere più a lungo e sentirsi meglio (Vitamina C)". Per altre informazioni, leggi: Vitamina C: Quanta ne serve? |

PERDO&STRAVINCO 1989:la candidatura di Marco Pannella a Commissario CEE: com'è nata, quanto è cresciuta, perché non è stata accolta -- a cura di Gaetano Dentamaro


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