2009 02 26 Ritorno al nucleare? Ma quale rischio, parliamo di soldi!

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Queste Interviste per Strada, sul tema del "ritorno al nucleare dell'Italia", sono fondate su un inganno e non abbiamo difficoltà ad ammetterlo. Ma come si fa a chiedere alla gente un'opinione sul

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fatto che l'Italia acquisterà "quattro, cinque" centrali nucleari del tipo EPR (European Pressurized Reactor) dalla Francia? Quel che finora sappiamo è che EDF ed Enel hanno firmato un MoU (e se non sapete cos'è un MoU...) per costituire una joint-venture (e se non sapete cos'è una join-venture...) per realizzare degli studi di fattibilità (e se non sapete eccetera eccetera...)

Tutto virtuale insomma, tranne i soldi che sono reali. Quali soldi? Quelli che occorrerebbe spendere da adesso, da subito, per cominciare ad aumentare l'efficienza e il risparmio energetico, e che invece non ci sono; quelli che potrebbero cominciare a essere spesi in forma d'incentivo per aumentare la capacità di generazione elettrica grazie al solare fotovoltaico, consentendo sgravi a chi implementa coperture di tetti e superfici assimilabili con i pannelli solari...
6400 MW -- la potenza delle quattro centrali che Sarkò e Carlà non inaugureranno e Berlusconi nemmeno, giacché al 2020 saranno andati presumibilmente in pensione... -- potrebbero facilmente essere trovati così.

Ma poi resterebbe il problema dell'efficienza dei trasporti, il settore che più succhia petrolio e di cui nessuno sembra occuparsi: il traffico stritola le città e a Roma capitale una linea veloce e di lunga percorrenza, le linee "espresse" inizialmente previste come le "frecce nere", veloci e costantemente frequenti, adesso viaggiano distaccate anche di 30'...

Elucubrazioni che lasciano tutto il tempo che trovano, le mie e anche le nostre, intendo anche le tue, caro Lettore, e le vostre... perché avevamo appena finito con queste Interviste che apprendevamo la notizia: anche il Ponte di Messina si farà, e tout-de-suite, il cantiere sarà aperto entro il 2009. Con Berlusconi e il Governo parlare di soldi e di come spenderli al meglio è inutile. Berlusconi non bada a spese. Berlusconi spende come se non ci fosse un domani (e continuando di questo passo, il domani forse sì, ma sul dopodomani possiamo nutrire qualche dubbio). Tanto i soldi non sono i suoi.

Un interrogativo continua a frullare nel cerebro mio modesto, ed è questo.
Ma perché tanti sostenitori del nucleare si affannano per prima cosa a spiegare che il nucleare va fatto perché tanto, se scoppia la centrale in Francia, anche noi non ci salveremo? Ma se il nucleare è sicuro, sicurissimo, garantito! Non è che sotto il luogo comune... la paura è e resta sempre tantissima, e questa difesa è in realtà un esorcismo?

Le interviste per Strada di oggi sono state realizzate in

Via del Corso, largo Chigi, Galleria A. Sordi... tra le 16.45 e le 17.30

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1 response to "2009 02 26 Ritorno al nucleare? Ma quale rischio, parliamo di soldi!"

1. Alt Tesoro a Ddl sul nucleare, manca copertura

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» 2009-06-09 20:45

Alt Tesoro a Ddl sul nucleare, manca copertura
di Chiara Scalise, ANSA

ROMA - Alt dal ministero dell'Economia alle novità introdotte al Senato al disegno di legge sviluppo, uno dei collegati alla finanziaria e che apre al ritorno del nucleare in Italia: le modifiche pesano sulle spalle dei cittadini e molte coperture non sono legittime. Sotto la lente di ingrandimento del Tesoro finiscono 34 norme, tra cui l'incremento della Robin tax e quello delle bollette energetiche. "Risponderemo con ulteriori controdeduzioni", è la replica del sottosegretario allo Sviluppo Economico Stefano Saglia che assicura che i dubbi saranno fugati. "Sono ottimista", dice infatti. Il provvedimento ha una storia parlamentare difficile: approvato a fine ottobre dalla Camera, incassa l'ok del Senato solo a fine maggio. Dopo un così lungo cammino, si attendeva un terzo passaggio esclusivamente formale. Ed è infatti "sorpresa" in commissione quando questa mattina il ministero dell'Economia annuncia di non essere disposto a dare il proprio consenso ad una serie di novità introdotte a Palazzo Madama. "Il provvedimento non si doveva toccare, siamo meravigliati", si lascia sfuggire il relatore al ddl Enzo Raisi. L'obiettivo, spiega anche il sottosegretario Saglia, era in effetti "quello di approvare il testo così come costruito in Senato ma - dice - se ci saranno problemi, faremo il nostro dovere di legislatori". Un intervento "tardivo" e che altro non è che "un dispetto fra ministri", accusa il Pd Andrea Lulli che chiede il ripristino dei fondi per l'editoria. Non è certo la prima volta che Giulio Tremonti e Claudio Scajola incrociano le armi. Le perplessità di Via XX Settembre sono motivate nel dettaglio ed elencate in una lunga relazione datata 5 giugno ed inviata alle commissioni parlamentari competenti e per conoscenza anche al ministero dello Sviluppo Economico. Le parole sono affilate e lasciano pochi spazi di manovra: le novità approvate dal Senato "introducono contrariamente all'azione del governo, misure che in quanto suscettibili di determinare incrementi delle tariffe a carico dei consumatori, direttamente e/o indirettamente riversano i discendenti effetti pregiudizievoli a carico degli utenti finali" e "presentano gravi profili di legittimità sotto l'aspetto contabile". Ergo, il Tesoro presenta 18 proposte di modifica, di cui 4 soppressive, necessarie per il via libera. La prima misura a incappare in una secca bocciatura è l'incremento, dal 5,5% al 6,5%, dell'aliquota ordinaria Ires a carico delle grandi aziende petrolifere e dell'energia elettrica (la Robin Tax). Con questi soldi si coprivano i fondi per l'editoria, che dunque saltano: "Le aliquote non possono essere - spiegano i tecnici - eccessivamente aggressive", altrimenti si producono "effetti contrari" a quelli desiderati. Sotto la lente di ingrandimento finisce anche l'incremento delle tariffe per le bollette (in particolare la parte che copre i costi per lo smantellamento delle centrali nucleari): "Tale iniziativa - è il rimprovero del ministero guidato da Tremonti - non solo si pone in contrasto con l'orientamento del governo in tema di contenimento delle tariffe in funzione anticrisi, ma determina oneri privi di copertura finanziaria". No poi anche alle consulenze previste dal ministero dello Sviluppo Economico: la "possibilità di avvalersi di professionisti esterni non è in linea con l'attuale orientamento del governo diretto a un generale contenimento della spesa di personale". Non sono inoltre, è l'ultima stoccata, offerte "adeguate garanzie in relazione ai necessari requisiti di onorabilità che i soggetti debbono possedere".

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