2009 06 08 Rassegna Stampa

Pannella: "un risultato straordinario; la Rosa nel Pugno è pronta a risorgere", da La Repubblica del 8 giugno 2009, pag. 9; Lei e i genitori scortati dalla polizia nella sezione di Portici. Convenevoli con un paio di candidati: Vota Noemi, il seggio chiude e la gente grida "vergogna". Occhiali scuri, vestita di nero, la ragazza viaggia nella Mercedes del manager. Rappresentanti di lista e cittadini protestano per la singolare procedura adottata. "La Repubblica", LUNEDÌ, 08 GIUGNO 2009 Pagina 6 - Interni, CONCHITA SANNINO; da Corriere della Sera del 8 giugno 2009, pag. 15: di Fabrizio Roncone; Pannella sorride ma ha perso l'ultimo seggio, da Il Giornale del 8 giugno 2009, pag. 9; Non c'è stata la cancellazione politica dei Radicali, da L'Unità del 8 giugno 2009, pag. 11; La speranza non è più socialista, da La Stampa del 8 giugno 2009, pag. 1
Pannella: "un risultato straordinario; la Rosa nel Pugno è pronta a risorgere"
• da La Repubblica del 8 giugno 2009, pag. 9
di Carmelo LopapaScavalcare il muro insormontabile del 4 per cento era un sogno e nulla più. Ne erano consapevoli. Ma a notte fonda, quando le proiezioni diventano dati consolidati, nel fortino storico dei radicale di Largo Argentina a Roma, è quasi festa. «Straordinario, compagni, il risultato della campagna di lotta è stato straordinario». Marco Pannella siede nella saletta di Radio Radicale e confessa: «Sono felice». Veri o verosimili che siano le proiezioni che si succedono, comunque è rinato. Rinvigorito. Resuscitato. Gongola, quando alle 23,30 Vespa spara da Porta a porta una prima proiezione che li darebbe a un insperato 3,1. Poi, via via i dati "veri" dalle sezioni li attesteranno attorno al 2,5-2,6.
Il pendolo continua a oscillare nella notte, ma Emma Bonino tira le somme: «Comunque vada c´è una nostra tenuta politica, soprattutto se si considera che non ci siamo presentati in una coalizione allargata e che veniamo da una competizione antidemocratica. Ora siamo pronti a rilanciare la Rosa nel pugno a fine giugno. Ci sentiamo rafforzati: se pensavano di liberarsi di noi, hanno fallito». Quel che conta è aver cacciato via lo spettro del tonfo, dello zero virgola, «con una campagna fatta con 350 mila euro che neanche un consigliere comunale...».
La sala grande della sede radicale è presto annebbiata dalla consueta nuvola gonfiata dalle troppe sigarette. Pannella saluta sereno l´Europarlamento, non ne fa un problema di cifre e guarda già avanti. «Il nostro bilancio di questa campagna è straordinario. Delle cifre faremo tesoro, non sarà sconfitta o trionfo. Contano soprattutto le 1.400 dichiarazioni di voto di compagni di sinistra che hanno deciso di votare radicale. I nostri sono voti di democrazia. Strappati alla partitocrazia». Marco sta meglio ma porta i segni della battaglia. Lo sciopero della fame e della sete per rivendicare lo spazio dovuto ai radicali su tv e radio lo ha provato. Ma non abbattuto. Ora si dice pronto alla nuova sfida. «Dal 26 giugno, con l´assemblea di Chianciano, torneremo alla Rosa nel pugno e al Sole che ride». A mezzanotte Marco Cappato si prende lo sfizio di attaccare in diretta Bruno Vespa: «Fosse stato per lei, saremmo stati sotto lo zero». E il conduttore: «Ma avete avuto il 7 per cento degli spazi tv, più di Di Pietro e Udc?» Poi lo scontro si accende e Vespa saluta: «Arrivederci Cappato». Il direttore di Radio Radicale Massimo Bordin fa un´analisi a freddo. Più che positiva. «Dobbiamo tenere conto delle condizioni di difficoltà estrema con cui il partito si è misurato, lo sbarramento al 4 per cento avrebbe significato 1,5 milioni di elettori. La Rosa nel pugno, giusto per capire, nel 2006 aveva preso 900 mila voti e sembrava un discreto risultato». E poi, «questa volta siamo andati da soli». Rita Bernardini, reduce dal voto al carcere di Rebibbia, sorride. «Sappiamo in che condizione non democratica viviamo in Italia, siamo partiti col 3 per cento degli italiani che sapeva appena dell´esistenza della lista e abbiamo quasi raggiunto il 3. Ora non ci fermeremo qui». In Parlamento stanno ancora in gruppo col Pd. Ma quella sembra già acqua passata. L´appuntamento è a fine mese a Chianciano, con l´assemblea per rilanciare l´alleanza con socialisti, verdi «e chiunque ci stia». E per ricominciare una nuova avventura.
"La Repubblica", LUNEDÌ, 08 GIUGNO 2009 Pagina 6 - Interni
Lei e i genitori scortati dalla polizia nella sezione di Portici. Convenevoli con un paio di candidati
Vota Noemi, il seggio chiude e la gente grida "vergogna"
Occhiali scuri, vestita di nero, la ragazza viaggia nella Mercedes del manager
Rappresentanti di lista e cittadini protestano per la singolare procedura adottata
CONCHITA SANNINO
dal nostro inviato
portici (napoli) - Scortati come celebrità, protetti fisicamente dalle forze dell´ordine fino alla soglia dell´urna, e infine "blindati" nella sezione numero 62 che, con singolare procedura, verrà addirittura chiusa per dieci minuti. Così Noemi Letizia e i suoi genitori possono consentirsi, dietro quell´uscio sprangato, anche convenevoli e saluti con un paio di candidati che li accompagnano: fino a quando non vengono richiamati all´ordine da un funzionario di polizia. Fuori, nel corridoio affollato di elettori, si leva intanto un coro di protesta. «Vergogna!», gridano cittadini e rappresentanti di lista. Sono soprattutto donne e anziani. «Se questo fosse stato il seggio del nostro Capo dello Stato, non avremmo mai visto tali abusi», grida una pensionata di 72 anni, Maria Russo.
Sono le 19.25 quando il seggio elettorale di via De Lauzieres, a Portici, viene sconvolto dall´arrivo dei Letizia. Per Noemi, la diciottenne che lo scorso 26 aprile ha ricevuto la visita di papi Silvio alla sua festa di compleanno, è il "battesimo" in cabina elettorale. Ma la sua prima volta diventa subito gazzarra. Per tutto il giorno un gruppetto di amici attende l´arrivo della ragazza. Tra loro, Roberta, la studentessa ancora minorenne che condivise con Noemi la lunga vacanza in Sardegna, a cavallo di Capodanno, ospiti del presidente del Consiglio a Villa Certosa. È la stessa Roberta che ieri, identificata dai vigili urbani con al collo un tesserino di rappresentante di lista che non potrebbe portare, verrà segnalata all´autorità giudiziaria.
È quasi il tramonto quando scoppia la baraonda. D´un tratto, vigili urbani e polizia si mobilitano e cominciano a presidiare i due ingressi. La famiglia Letizia arriva preceduta da un´auto civetta, anche se la loro casa dista appena centocinquanta metri dal seggio. La ragazza viaggia nella Mercedes guidata, come sempre nell´ultimo mese, dal suo autista-manager. Accanto alla ragazza siedono sua madre Anna Palumbo, iscritta nello stesso seggio; e suo padre Elio, che invece risiede a Napoli ed aveva già votato sabato nel quartiere di Secondigliano. In tre escono dall´auto e un tunnel di agenti e motociclisti della municipale con i caschi bianchi circonda la famiglia da ogni lato, per "proteggerla" dai flash dei fotografi. Chi è in attesa di votare viene letteralmente schiacciato lungo le pareti, o respinto verso l´esterno. In molti gridano: «Vergogna, perché dovete scortarli? Sono cittadini come noi». Noemi appare pallida dietro gli occhialoni scuri, addosso una camicia di voile nero, sua madre sorride, suo padre è teso e impreca. Giunti dinanzi al seggio, è il caos. La famiglia entra compatta nella sezione 62 insieme con un candidato di una lista di centrosinistra collegata alle elezioni amministrative di Portici, Giuseppe Nocerino, e con la stessa schiera di agenti. La calca preme, allora ecco entrare un altro candidato, stavolta si tratta di Flaviano Indegno, della lista "Nuova Città" collegata all´aspirante sindaco di centrodestra. Continuano le proteste e a quel punto il presidente Nunzio Costa chiude la porta del seggio. Alcuni elettori alzano la voce e un agente della municipale fa spallucce: «Lo ha deciso lui, se ne assume la responsabilità». Due rappresentanti di lista battono i pugni sull´uscio. Una di loro, Sandra Iazzetta, riesce a farsi aprire e a passare dentro. Dopo, racconta: «Padre, madre e figlia accanto alle urne, con i due candidati. Le due donne votano, poi ci sono presentazioni e abbracci con i candidati e altri rappresentanti. Tutto questo sempre con la porta chiusa. A quel punto li interrompe un funzionario di polizia dicendo che avrebbero dovuto completare le operazioni ed uscire». Una volta nel corridoio, la gente riprende a inveire. «Chi sono? Perché lo Stato gli dà questa protezione?», si chiede Salvatore Veneruso, un altro rappresentante di lista di "Sinistra e Libertà". Una ragazza, Gelsomina Romagnoli, 18 anche lei, dice: «Ho visto una signora anziana che strappava la tessera elettorale e se ne andava». Vanno via precipitosamente anche i Letizia.
Pannella pensa già al futuro: "ricominciamo con i Verdi"
• da Corriere della Sera del 8 giugno 2009, pag. 15
di Fabrizio Roncone
Mezzanotte. Il voto del Partito Radicale continua a galleggiare: parte dall`1,8% e arriva al 3,0%. Una forbice larga, ma - in qualche modo - credibile. L`anziano capo dai capelli bianchi e lunghi, il volto solcato da rughe profonde, le labbra carnose annerite dall`ultimo mozzicone dì sigaro toscano, si alza con calma il bello è che Marco Pannella appare di nuovo alto nel suo chicchissimo blazer blu, appare possente, otto chili recuperati dall`ultimo tremendo sciopero della sete deciso per riuscire ad apparire in tv: è chiaro che se qualcuno pensava di essersi sbarazzato di questo leone della politica italiana, sbagliava i suoi miseri calcoli - insomma il vecchio leone si alza, e sorride, e il suo sorriso è, da sempre, un ghigno di sfida e di arroganza, di scherno e di speranza «Beh... dovevamo morire... e invece, come dicono i numeri, siamo vivi. Abbastanza vivi. E dico di più: in fondo, beh, siamo gli stessi della Rosa nel Pugno: cento per cento liberali, laici, socialisti.... Con, da questa notte, uno sguardo interessato al "Sole che ride", che è un nostro antico e prezioso simbolo». Uno sguardo ai verdi, che nel voto del resto d`Europa paiono andare piuttosto bene? «Ai verdi, sì. Sono, si sa, nel nostro Dna. A patto, s`intende, che siano anti-staminali, anti-Ogm...». Ci guarda tutti negli occhi, uno ad uno. Ha questo, di strepitoso, Pannella: se non stai attento, ti ipnotizza Diventi radicale, gli dai ragione su tutto. Anche adesso, per dire: sull`analisi, a caldo, di questo voto europeo (il trucco è tenere lo sguardo basso, e prendere appunti). «Ci avevano fatto sparire dalle televisioni. Un campagna elettorale al buio. Nera Nessuno sapeva che io ed Emma Bonino ci candidavamo con una lista». Finché non è ricorso al solito, collaudato stratagemma. «Lo sciopero della sete». Appunto. «Lei ne parla come se fosse una protesta di routine: ma io, a 79 anni, ci rischio la pelle». Il suo volto, da Michele Santoro, ad Annozero. «Pelle e ossa. Lo so. Però ora sto meglio. Misuro la pressione corporea quattro volte al giorno, e mi pare stia nei limiti. L`unica cosa che non va, è il rimpianto». Per cosa? «Hanno fatto passare la mia protesta come se, in fondo, protestassi per me, o per i radicali. Invece protestavo per voi, per tutti. Per la democrazia di questo Paese». È bello, dopo tanti volontari stenti di protesta, vederlo divorare una doppia porzione di tiramísù, due ciambelline. E poi vuotare una bottiglia di chinotto. Ma non mangia, né beve, nervosamente. E poi fuma pure poco (rispetto alla venti sigarette che si accende, di solito, in un`ora). Attesa dei risultati rilassata, in una trattoria di piazza Sant`Eustachio, centro storico, cielo azzurro, basso, delizioso. Con i turisti che passano, e lo salutano. Quello che vuol farsi la foto. Quell`altra che gli passa la madre al telefonino. Arriva una signora: «L`ho vista l`altra sera, onorevole, al Tg2 beh, mi ha convinta e un`ora fa sono andata, e l`ho votata». Poi un mucchio di dichiarazioni di voto: un ristoratore che coltiva lenticchie in Umbria, a Colfiorito, una ragazza, uno studente, due tipe sui tacchi a spillo; poi, ancora, il lungo elenco di appelli che mentre Pannella parla al telefono con il suo storico medico, il professor Claudio Santini - «no, credimi, Claudio, mi sento bene...» da Radio Radicale, il direttore Massimo Bordin manda in diretta; ci sono Marco Bellocchio e Raffaele La Capria, Piero Melograni e i fratelli Bennato (Edoardo ed Eugenio), Franco Battiato e Alberto Bevilacqua, Sergio Castellitto e Piero Chiambretti. «Li scriverai tutti? Guarda che è un elenco lungo...». Non tutti. «Va bene, allora dico cosa provo». Ecco, cosa? «Siamo l`unica entità politica che, comunque sia andato questo voto, è destinata ad esistere. Non so il Pd di Franceschini. E, a questo punto, non oso immaginare il Pdl di Berlusconi...». Già, Berlusconi. «Temo che, dipendesse dagli italiani, sarebbe finita come in un qualsiasi dittatura sudamericana. Ma poi c`è la pressione internazionale, ci sono i giornali stranieri ...».
Pannella sorride ma ha perso l'ultimo seggio
• da Il Giornale del 8 giugno 2009, pag. 9
di Luca TeleseMarco Pannella come un eroe omerico, come un mito greco, come Anteo, che ogni volta che tocca terra sembra ritrovare forza. Marco Pannella euroforico e profetico, alle prime ore della mattina a Radio Radicale: «Abbiamo già vinto. Abbiamo vinto comunque». Marco Pannella pessimistico, scaramantico nel pomeriggio, mentre mangia un gelato e la gente gli grida: «Marcooo! Marcooo!». Marco Pannella ieratico, nella sede di via di Torre Argentina, nel cuore rovente della notte: «Marco, da Vespa siamo al 3.3!», «Marco, da Piroso c’è una forchetta in cui ci danno dal 2% al 3%!»...; «Marco su Sky ci danno all’1.9%»...; «Marco, dai seggi ci sono dei risultati incredibili, siamo ancora in corsa!».
Allora ci dovete entrare, nella storica sede dei radicali, in fondo al corridoio, dove batte il cuore del vecchio leone e piovono numeri come rebus. Dovete vederlo, Pannella, seduto al tavolone ovale del suo ufficio, con la radio ed il televisore accesi insieme, con i ragazzi dell’associazione Luca Coscioni che entrano ed escono per dare risultati e percentuali, con tre pacchetti di sigarette e due di toscani squadernati davanti, con in mano l’accendino-tagliasigari Pierre Cardin che gli ha regalato il tabaccaio di fianco al portone del partito («Credo di essere il principale cliente...»), con due cellulari che squillano insieme - mentre parla ad uno in francese, e a all’altro in italiano -, dovete vederla, la faccia di Marco Pannella che si illumina di luce interiore, teatrale, drammatica, mentre il guru del Partito radicale squaderna in un sorriso dei suoi: «Ma quale sconfitta! Il quattro per cento era impossibile, impossibile! Il nostro è in ogni caso un risultato straordinario. Per una settimana abbiamo toccato i cuori, le emozioni, abbiamo bucato il video, messo in gioco i nostri corpi, le nostre lingue, la nostra sete... I sondaggi lo avevano anche registrato, eravamo arrivati al 3%, lo certificavano tutti... Poi tutto si è richiuso, nel buco nero dell’ultima settimana quando la partitocrazia ha ripreso il monopolio assoluto, brutale e violento del video, con i soldi pagati dal nostro canone, per propinarci il Pd e il Pdl».
Il fiume in piena per un attimo si interrompe. Provi a chiedere. Quindi la partita è persa? «Nooòòòòòh! Ma che dici, sei matto? Al contrario... In condizioni di regime abbiamo raggiunto un risultato stra-or-di-na-rio, uni-co!». Provi a obiettare: ma i radicali restano fuori dal Parlamento, per la prima volta dal 1979 a oggi. Lui, il signor Hood cantato da Francesco De Gregori, lui, l’uomo con il maglione a girocollo e il ciondolo pacifista che al congresso del Pci ribattezzarono Nosferatu, lui, l’uomo dei cento digiuni (due in questa campagna elettorale) continua a tenersi stretto il suo canestro di parole: «Persa? Persa? Questa è una constatazione che rasenta l’imbecillità. È un modo sbagliato di vedere le cose. Noi siamo, oggi più che mai, l’unica alternativa possibile al regime partitocratico. Siamo e lo restiamo, a prescindere da ogni dato, cifra o percentuale». Non puoi nemmeno azzardare un perché, che Pannella ti sommerge, come se quando parla non avesse più bisogno di respirare: «In queste elezioni abbiamo costruito un esercito di resistenti partigiani... Sono almeno duecento in tutta Italia, gente che non si arrende di fronte alla beffa di uno zero virgola in più o in meno, che non gliene frega nulla di un punticino in più o in meno... Abbiamo aggregato vecchi liberali e liceali entusiasti che hanno sentito vibrare nel loro dna l’eco delle nostre battaglie. Abbiamo fatto risuonare nel presente le parole dei nostri padri e compagni di battaglie... Abbiamo fatto riscoprire ai giovani Spinelli, de Tocqueville, i fratelli Rosselli, la memoria radicale di Pannunzio, portiamo in noi e con noi lotte di liberazione combattute senza risparmio: gli uiuguri e i montagnard del Vietnam, della Cambogia e del Laos...». E così, mentre mi bombarda di parole, Pannella ripete ancora una volta il suo prodigio mitologico. Se perde ritrova la forza, se perde si fa coraggio, per lui perdere è una parola che non esiste: «Siamo gli unici davvero vivi. E ricominciamo dal dialogo con i Verdi, ricominciamo soprattutto da noi. Siamo l’unica forza che può rompere la dittatura del sessantennio partitocratico». È sempre una sfida mortale, è sempre una sfida difficile, senza soldi, senza rimborsi elettorali: «Ma questo non mi preoccupa affatto. Una forza politica degna di questo nome gioca sempre il possibile contro il probabile». Che cosa vuol dire? «Che gli altri sono mediocri politicanti, e sono senza benzina». E i rapporti con il Pd? Adesso tornerete all’ovile dell’alleanza con Franceschini e compagni? Mi rendo conto che questo non glielo dovevo dire. Il sorriso diventa corrucciato, le sopracciglia si inarcano minacciose: «Ma che dici? Franceschini chi? Quello con la faccia da culo?». Oddìo, siamo al turpiloquio: «In bocca a me non è mai turpiloquio... In bocca a me sono parole amene». Resta il nodo che con il Pd ci dovrete fare i conti: «Ahhh... Abbiamo accettato di subire il ricatto ignobile, abbiamo dovuto subire un’alleanza con il loffio... O con il loft... E in cambio, abbiamo assistito ai loro mediocri giochi di mediocri politicanti».
Quanto tocca il fondo Pannella risorge, ma risorge anche con rabbia: «Il Pd ha cercato di portare il nostro scalpo in Vaticano, e non ci è riuscito... Ha provato a metterci fuori gioco, candidandoci in posti impossibili, nascondendoci al mondo... Ecco, noi siamo ancora qui, ancora una volta qui».
Ecco, arriva la Bonino. Ecco, Marco Cappato duella con Bruno Vespa sui dati di presenza in televisione: «Vespa, lei ha detto menzogne! Ci avete cancellato! Noi oggi siamo l’unico riferimento per le persone che si vogliono liberare di questo regime di cui le televisioni fanno parte». Pannella isola il dialogo nel frastuono della stanza, agguanta i telecomandi, abbassa la radio e alza il volume di Cappato: «Bravo Marco!». Poi si gira verso di me: «Hai visto? Hai visto? Che ti dicevo?». Oggi il maglione bretone del congresso di Nosferatu non ce l’ha più (le tarme si sono mangiate i gomiti), i capelli non se li taglia («Perché non ho tempo»), i doppiopetti non se li fa fare più («Ho tutte le misure della mia vita chiuse in un armadio, si allargano si restringono, e io ne ho di tutte le taglie»). Nel cuore della notte quando sembra che i radicali si stiano assestando al 2,8 per cento, il vecchio leone torna a ruggire: «I conti li facciamo solo domani mattina (stamattina, ndr), all’ora di pranzo, ma dei numeri non mi frega nulla. Sinistra e libertà è una forza infeconda, i comunisti sono rispettabili ma morti, ci siamo solo noi, che abbiamo un futuro».
Non c'è stata la cancellazione politica dei Radicali
• da L'Unità del 8 giugno 2009, pag. 11
di Jolanda Bufalini
Un applauso a via di Torre Argentina quando arriva la proiezione che da i radicali fra l`1,8 e il 3,1 %. «C`è serenità - dice Emma Bonino - per un risultato raggiunto con 350mila euro e l`assoluta mancanza di regole della democrazia» Un risultato, aggiunge, «che resterà per il dopo». «Non c`è stata la cancellazione politica», conferma Marco Cappato. Il segretario radicale è a via di Torre Argentina a Roma, per lo spoglio dei risultati, è lì che alle 22 arrivano Emma Bonino e Marco Pannella che, dai microfoni di radio radicale ringrazia i 1400 intellettuali, artisti, scienziati e gente comune che hanno fatto dichiarazione di voto comportandosi «come i vecchi partigiani nel ventennio fascista». Era iniziata con solo tre persone su cento a conoscenza dell`esistenza delle liste radicali. Poi la protesta eclatante dello sciopero della fame e della sete di Marco Pannella, l`appello del capo dello Stato e, finalmente, la protesta del vecchio leader radicale è riuscita a bucare gli schermi: la voce impastata, la lingua secca che rendevano l`eloquio per una volta asciutto. Il volto emaciato che creava ansia negli spettatori.
BATTAGLIA DI LEGALITÀ
«Abbiamo fatto una campagna sulla legalità e sulla democrazia». Cappato non si fa la minima illusione sulla possibilità di saltare l`asticella troppo alta del 4%: «Siamo partiti dallo 0.8, dunque è più che improbabile». Quanto al quadro nel resto del continente, affluenza al minimo e l`affermarsi di forze nazionaliste e xenofobe, «quando le opportunità storiche non vengono colte, allora prevale la chiusura, la demagogia, la destra reazionaria». L`opportunità non colta è quella dell`Europa federale «per governare i problemi, dall`immigrazione alla crisi globale». L`Italia non fa eccezione, «sul solco della tendenza europea, ma anche per i contenuti della una campagna elettorale». «La rissa partitocratica - sostiene Cappato c`è sempre stata in Italia per il voto europeo ma questa volta si è andati oltre». «Intendiamoci - dice - è importante parlare di Noemi». Ma il Casoria-gate non avrebbe dovuto sostituire tutto il resto.
La speranza non è più socialista
• da La Stampa del 8 giugno 2009, pag. 1
di Cesare MartinettiLa constatazione più desolata di questo voto europeo dominato dalle destre viene da Jack Lang, socialista francese di lungo corso: «Il partito socialista non sa più dar voce alla speranza». È una constatazione diretta al grande partito che fu di Mitterrand, ma si può estendere a tutta Europa: in Germania l’Spd non approfitta delle difficoltà di Frau Merkel, in Spagna l’ultimo socialista vincente José Luis Zapatero viene per la prima volta battuto dai popolari eredi di Aznar, in Gran Bretagna Gordon Brown sprofonda in un incubo shakespeariano. In Italia le cose vanno come sappiamo e in questo momento il Pd non è in grado di contendere la leadership a Berlusconi.
Naturalmente non va dimenticato che l’affluenza è stata la più bassa da quando si elegge il Parlamento europeo a suffragio universale: 43% circa, sei punti in meno rispetto al 2004. Il record, a parte piccoli Paesi come Malta, sarà probabilmente italiano con una partecipazione di poco superiore al 50%. Un dato che non riuscirà comunque a ribaltare la fama dei nostri europarlamentari, oggetto di pesanti ironie a Bruxelles e dintorni dove sono risultati i più pagati, i più distratti e i meno assidui.
I «fainéants de Strasbourg», i fannulloni di Strasburgo, titolava ieri Le Figaro. Dunque elettori italiani meglio degli eletti: ma non è una novità.
Ma il segno politico generale, più ancora della vittoria delle destre, è l’eclisse dell’orizzonte politico socialista-laburista. La fotografia di Lionel Jospin, primo ministro francese, Gerhard Schroeder, cancelliere tedesco, Göran Person, capo del governo svedese, che accoglievano Tony Blair fresco vincitore a Londra sembra appartenere a un’altra epoca. Eppure era il giugno 1997, congresso del partito socialista europeo di Malmoe. La sinistra era al governo in undici paesi su quindici dell’Unione Europea, in Italia a Palazzo Chigi c’era Romano Prodi.
Cos’è accaduto? Ogni paese ha la sua storia, in Italia c’è il fenomeno Berlusconi, in Francia è spuntato un gollista che viene da lontano ma che ha saputo indossare una maschera di novità come Nicolas Sarkozy, in Germania Angela Merkel ha finalmente unito politicamente Est e Ovest.
Eppure il voto di ieri, più ancora che un trionfo della destre (Sarkò incassa un 28%, la Merkel un 38 perdendo però 6 punti), è davvero la fine di un orizzonte politico. In Francia gli ecologisti di Daniel Cohn-Bendit e José Bové (alleati con Eva Joli, ex giudice castigamatti, una specie di Di Pietro al femminile) arrivano alla pari (intorno al 16%) con i socialisti di Martine Aubry, icona appassita dell’ultimo mito socialista, le 35 ore. In Germania, dove crescono solo i liberali, la Spd scende al minimo storico e a settembre uscirà anche dal governo di Grosse Koalition.
L’unica vera vittoria della sinistra ha luogo in Grecia dove i socialisti battono i conservatori di Nuova Democrazia del primo ministro Kostas Karamanlis. Segnali di ripresa dei socialdemocratici si registrano in Svezia e Danimarca, dove però quei partiti rappresentano soprattutto l’idea di buona gestione e sicurezza sociale. Per la «speranza», di cui parla Lang, interpretata per un secolo da partiti che avevano bandiere variamente colorate di rosso forse è davvero finita. Dovrebbero guardare dall’altra parte dell’Atlantico dove la parola speranza si dice «hope» ed è nell’icona di Barack Obama.
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