2010 02 23 Ma quale "Contessa"? Risposte dal PD

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Contessa Elena di Caracciola: Elena di Caracciola, 453 x 418 - 14k - jpg andrew.dale.free.frAlla "Contessa" di Pietrangeli (incarnata dall'iniziativa nonviolenta di Emma Bonino) c'è un PD che risponde con un'altra Contessa. Questa:


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Wartime 1939-1945 Memoirs of Ernest Dale

Interlude: La Contessa | Ernest, Contessa, John Rayne | She must have been in her fifties. Her hair was blonde and her eyes blue, so there was little of the Latin in her appearance. Her villa stood on the rocky Adriatic coast, a few miles south of Bari and alongside a fishing village called Torre-a-Mare. This villa must once have been magnificent but, due to the ravages of war was, in 1944, sadly in need of a face-lift. It faced away from the sea and, as you approached along the short drive, you faced an ornate fountain which no longer splashed. (...)


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4 reponses to "2010 02 23 Ma quale "Contessa"? Risposte dal PD"

1. L'Unità: "Emma diserta". A fianco: il "caso Loiero".

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caso Bonino caso Loiero due articoli che si giustappongono a pagina nove de L'Unità del 23 febbraio 2010Legalità, andavate cercando? Ecco, la "questione legalità" può essere tutta descritta dai due articoli che si giustappongono a pagina nove de L'Unità del 23 febbraio 2010

Il caso / 1 Ma Emma diserta

«La mia lotta è altrove» Bonino a Milano inizia lo sciopero della fame e della sete «Contro le regole assurde sulle firme e il silenzio della Rai»

MARIAGRAZIA GERINA

ROMA La foto di gruppo avrebbe dovuto ritrarla con gli altri candidati sotto l’insegna coniata dal Pd «le buone regioni». Ma il posto diEmma Bonino, l’outsider a cui il centrosinsitra ha affidato la delicatissima corsa del Lazio, è rimasto vuoto. «Non potrò esserci, da oggi inizio lo sciopero della fame e della sete», ha spiegato al segretario Bersani, prima di volare a Milano ad alzare le barricate in difesa del suo partito, che, mentre lei nel Lazio è già in corsa per l’intero schieramento, rischia di non arrivare nemmeno ai nastri di partenza. «Nessuna resa», assicura lei a chi le chiede se è a rischio la sua candidatura. Anche se la sua agenda da candidata di fatto è già saltata e «lo sciopero della sete è una cosa impegnativa » (Emma non lo faceva dal 2001) quindi - spiegano i suoi collaboratori - nelle prossime ore si procede a vista. «Le buone ragioni del leader radicale vengono prima delle “buone regioni” dei democratici», scandisce il suo adagio di guerra Marco Pannella, parafarsando con ironia il titolo della manifestazione PdcheEmmaha disertato per correre in Lombardia, dovecomenelle altre regioni in cui i radicali corrono da soli, la raccolta delle firme arranca. Al fianco diMarco Cappato, alfiere di una corsa di tutt’altro segno rispetto a quella condotta dalla Bonino nel Lazio. Minoritaria, ma più in linea con la storia radicale. Il casus belli, ormai è noto, è proprio la raccolta delle firme. I 300mila autenticatori di cui «pochissimi stanno svolgendo la loro funzione», la Rai che «da venti giorni doveva fare spot e comunicazioni istituzionali » non li ha fatti e la legge elettorale «che nessuno rispetta». Una «illegalità » che Emmachiede al governo di sanare con un decreto che abolisca le firme o consenta alla lista Bonino-Pannella che ha già i suoi rappresentanti in parlamento di non raccoglierle. Gli attriti con il Pd che nelle regioni in cui i radicali corrono da soli non si è mobilitato per la raccolta firme come ha fatto nel Lazio restano sullo sfondo. E lo stesso Bersani cerca di togliere fiato alle drammatizzazioni: «Emma va ascoltata», solidarizza con lei. E, anzi, assicura manforte alla battaglia della «sua» candidata. Anche se tra la platea Pd il malumore si fa sentire. Franceschini, il più critico, si trincera dietro un no comment. «Speriamo che lo sciopero della fame non diventi uno sciopero dei voti», commenta ironico Fioroni. Accanto a lui il cattolico Lucio D’Ubaldo: «Capisco il vulnus per cui si batte Emma ma il suo posto ora è qui nel Lazio e anche la sua candidatura come capolista in Lombardia è un vulnus per noi», spiega a forzare il braccio di ferro.

Il caso / 2
Loiero, la solita musica

«Fai un passo indietro» Lo chiede Callipo (Idv): non ha firme per candidarsi, cerca un nome nuovo. Il governatore: «Lascerò se mi condannano per Why Not»

MARCO BUCCIANTINI

ROMA Agazio Loiero usa il tono che preferisce, quello dell’avvocato di se stesso, nella parte che gli si addice: quella del condottiero incompreso e assaltato. L’inizio è epico: «Vorrei penetrare l’alone di diffidenza che c’è quando parla un calabrese». La giornata rinfocola il suo revanscismo. Se non è il suo partito a maltrattarlo, a chiedergli di farsi fuori, lui governatore eletto con il 60% dei consensi e costretto a ri-passare dalle primarie, allora sono gli alleati, o i giudici. Ha passato la giornata a difendersi: davanti alla tribuna dei candidati governatori, dove ha esaltato la sua azione di giunta e si è preso un applauso robusto, mai quanto Vendola, però, che si è speso per lui, con un paragone ad effetto emotivo: «Se in Calabria un chirurgo dimentica un bisturi nella pancia di un paziente, i tg fanno vedere la faccia di Loiero. Se succede in Lombardia non vediamo la faccia di Formigoni...». Laggiù succede più spesso, ma che musica per le orecchie più vittimistiche della sala, importunate dall’altro candidato, Pippo Callipo, l’imprenditore del tonno, che ha chiesto a Loiero un passo indietro, di nuovo, perché lui stesso costretto a farlo: non è ancora riuscito a mettere insieme le firme per la candidatura: «Troviamo un altro nome, magari una donna, che vada bene a tutti». E ieri era anche il giorno della difesa per eccellenza, tramite l’avvocato Nicola Cantafora, al tribunale di Catanzaro nel processo Why Not. Per giovedì si attende la sentenza: contestando l’abuso d’ufficio, il pm ha chiesto la condanna a un anno e mezzo per il governatore. «Non ci sono estremi di reato », assicura l’avvocato. Ecco, il processo. «Se mi condannano ritirerò la mia candidatura», dice Loiero. «D’altra parte, sono cinque anni che mi trattano come se avessi combinato chissà cosa». Così ha dovuto ricordare le due inchieste dell’ex pm De Magistris nelle quali è stato coinvolto: nella prima sulla sanità fu prosciolto, sulla seconda scommette il futuro politico, cercando sponda nel nemico vicino di casa, quel Callipo chenon può ancora candidarsi ma che non può cedere al governatore, essendo il candidato dell’Idv, il partito leguleio e di De Magistris. «Per il mio popolo Loiero è improponibile. Ha demolito il Pd, si comporta come un padrone con le sue clientele: da lui non possiamo aspettarci niente di buono per la Calabria ». Che carineria, «parole inaccettabili, ma se ne può parlare», dice Loiero. Che ne vuole davvero parlare, fingere una trattativa sul nome nuovo e aspettare per l’incasso il suo giovedì da leone: uscire “pulito” dal tribunale e magari trovare l’appoggio del partito di De Magistris.

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G.

2. Pd scontento. Bindi: Bonino sleale, ho sempre più dubbi

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Rosy Bindi Presidente PD

Dietro le quinte. Nel partito qualcuno chiede di cambiare nel Lazio. La presidente: inaccettabile la sua decisione.

Pd scontento. Bindi: sleale, ho sempre più dubbi

E il segretario: garanzie dai radicali? Non ne ho. Magari è una strategia per avere più voti

di Monica Guerzoni; Il Corriere della Sera, 23 febbraio 2010, pagina 16.

Alle otto di sera Rosy Bindi è in viaggio da Milano a Roma, risponde al cellulare e non nasconde la sua preoccupazione per le ultime mosse dei radicali. "Le perplessità che ho sempre avuto sul nome che abbiamo scelto ora crescono -- ammette la presidente del PD --. Io speravo che, accettata la candidatura da parte dell'intera coalizione, Emma Bonino non approfittasse della sua posizione per fare le battaglie radicali. Invece ne sta approfittando. E questo non è accettabile".

Lo slogan della leader radicale dice "Ti puoi fidare": Lei si fida ancora presidente Bindi?
"Della Bonino come donna di governo, sì, ci si può fidare. Ma la sua lealtà è già venuta meno".

(...) i "popolari" del Lazio sono furiosi e meditano iniziative clamorose: una fiaccolata, o un contro-sciopero della fame per protestare contro la Bonino capolista.


Rosy Bindi a tutto campo a Gavirate

Rosy Bindi a tutto campo a Gavirate
Martedì 23 Febbraio 2010 11:09 Matteo Fontana http://www.varesenotizie.it/category-table/49128-rosy-bindi-a-tutto-camp...
(...)
CRITICHE AL PD

La vicepresidente della Camera non ha rinunciato in chiusura del suo intervento a punzecchiare anche il suo partito. "Nel Lazio potevamo fare meglio – ha sottolineato Rosy Bindi – la candidatura di Emma Bonino mette in difficoltà i cattolici, anche se il posto giusto per i cattolici democratici è il Pd; dobbiamo essere attenti alle critiche e l'uscita dal partito di Paola Binetti, da cui sono molto distante, non è da sottovalutare perché nel Pd c'era bisogno anche del suo punto di vista estremo".

Matteo Fontana Ultimo aggiornamento ( Martedì 23 Febbraio 2010 11:18 ) http://www.varesenotizie.it/category-table/49128-rosy-bindi-a-tutto-camp...

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G.

3. Il Pd sostenga la battaglia di Bonino. La Repubblica ed. romana

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"Il Pd sostenga la battaglia della Bonino"

• da ed. Roma, la Repubblica del 23 febbraio 2010

di Chiara Righetti

Il Pd sposa la battaglia di Emma Bonino «per la democrazia e lalegalità». Una decisione, quella di avviare lo sciopero della fame per denunciare l`inadempienza di tv e Comuni sulla raccolta firme per la presentazione delle liste elettorali, che la candidata definisce «costosa e pesante», ma anche «una battaglia di libertà». E mentre Renata Polverini ironizza: «Non ho tempo per scioperare, sono in campagna elettorale», e il segretario IdvPedica si mette pure lui in sciopero per solidarietà, è Nicola Zingaretti il primo che, oltre a esprimerle solidarietà, rivolge un appello «al Pd e a tutte le forze democratiche affinché collaborino per rispondere alle richieste di Emma».
La risposta non si fa attendere: la battaglia è «giusta e condivisibile» per il segretario regionale Mazzoli, «tanto più in uno scenario in cui sono riemersi segnali di connivenza tra certa politica e i

l mondo degli affari». Mentre Bettini si augura che il governo non resti sordo, e aggiunge: «Non si tratta solo di esprimere solidarietà alla nostra candidata ma di garantire il funzionamento della democrazia». Pure Bersani, rimasto "orfano" della Bonino all`iniziativa di presentazione delle candidature, esorta: «Emma va ascoltata». E smentisce seccamente l`ipotesi che la
candidatura nel Lazio sia a rischio. Anche se Beppe Fioroni, premesso che sul temafirme «Bonino ha ragione», aggiunge che «chi ha la rappresentanza del tutto non può correre contro il tutto». Ma il riferimento sembra più che altro alla scelta che vede i Radicali, in alcune Regioni, avversari del Pd. Intanto Bonino promette che «nel limite delle possibilità fisiche» continuerà le iniziative elettorali. E si dice sicura «che la campagna possa prender forza anche da questa iniziativa, che tende a dire: senza democrazia e legalità anche il programma più innovativo non ha gambe». Su Facebook, gli oltre 1omila iscritti al gruppo che la sostiene la appoggiano contro «l`illegalità dilagante», ma il commento più diffuso è «Mangia e bevi: ci servi in forze, devi vincere».
Oggi la direzione Pd si riunirà per definire gli ultimi dettagli sulle liste, ma è già certo che gli uscenti si ricandideranno quasi in blocco. Ancora in corso invece le trattative sul listino, dove dovrebbero essere due i nomi dell`Idv, uno a testa quelli di Sel e Federazione della sinistra. Degli altri, Emma Bonino ne aveva chiesti 7; ma potrebbe cederne alcuni a vantaggio delPd se si lascerà spazio a esponenti della società civile. Pressoché certa finora solo la presenza delle assessore
uscenti Laurelli e Di Liegro.

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G.

4. Altre contesse altre ladies

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Un posto sicuro per lady Alemanno e le altre Pdl, ecco il listino di mogli e portaborse

• da ed. Roma, la Repubblica del 23 febbraio 2010 (da www.radicali.it)

di Giovanna Vitale

E' stato già ribattezzato il "listino delle mogli". Sottotitolo: "Ma i portaborse resistono all`assalto". E sì, perché nell`elenco dei 14 candidati che risulteranno automaticamente eletti qualora il centrodestra dovesse conquistare il Lazio, non spiccano solo le consorti di illustri esponenti del Pdl ma anche uno stuolo di collaboratori. Di governo e di partito.

E se pure qualche smottamento potrebbe ancora registrarsi causa rissa in corso per l'assegnazione dei posti (l`Udc ne vuole 4 ma forse chiuderà a 3; Fi ne pretende 6 ma si accontenterebbe di 5; tre andranno ad An; uno a Storace; 2 alla Polverini, che potrebbe scendere a uno) pare quasi certo che a guidare il listino sarà la first lady di Roma Isabella Rauti, capo del Dipartimento Pari Opportunità e moglie del sindaco Alemanno. Una delle poche, a dispetto delle apparenze, a poter vantare un`esperienza politica autonoma, iniziata ben prima di dividere il talamo con l`ex ministro dell`Agricoltura.

«Io e Gianni ci siamo conosciuti in sezione, mica a una festa», ama ripetere lei, a proposito dei suoi trascorsi di giovane militante del Msi. Ementre il deputato ex An Fabio Rampelli, colonna del comitato Polverini, smentisce seccamente la corsa dell'amata sposa e giornalista del Secolo Gloria Sabatini, sembra invece ormai acclarata la discesa in campo dell`avvenente Veronica Cappellaro. La quale può contare non su uno, ma addirittura due legami eccellenti: oltre a essere l`ex moglie di Luca Pompei, nipote di Giorgio Almirante, alle cui nozze nel 2006 presenziò nientemeno che Berlusconi, è ora fidanzata con Francesco Pasquali, coordinatore nazionale del Pdl giovani nonché segretario particolare del ministro del Welfare Sacconi.

Una candidatura, questa, che avrebbe fatto definitivamente tramontare quella - contestatissima - della 25enne FrancescaPascale, ex velina di Tele Cafone, fondatrice del comitato "Silvio ci manchi" e consigliera provinciale a Napoli.

Sorte che tuttavia non seguirà, nonostante la rivolta della base, l'avvocata di Cassino Annalisa D'Aguanno, fortissimamente voluta dal senatore Andrea Augello. A salvarla, la quota rosa imposta dalla legge elettorale che esige il 50% di presenze femminili nel listino.

Chi una poltrona l`ha invece già messa in sicurezza sono i "portaborse" del Pdl: Ernesto Irmici, storico assistente del capogruppo alla Camera Cicchitto, fra i promotori della sua fondazione ReL; Fabiana Santini, capo della segreteria particolare del ministro Scajola; Carlo De Romanis, uomo di fiducia del Commissario Ue Tajani, candidato senza fortuna alle ultime europee. Restano ancora in bilico per contrasti interni l`ex leader di Azione giovani Federico ladicicco e il suo omologo nei baby azzurri Giancarlo Miele, figlio di Giovanni, vicedirettore delle Tribune Parlamentari Rai.

Su Francesco Storace nessun dubbio, sarà ubiquo: nel listino e capolista della Destra. Ultimi nodi da sciogliere in casa Udc: certi sono l`immobiliarista Roberto Carlino; il segretario romano Francesco Carducci e Rodolfo Gigli. Se il quarto posto non scatterà, a farne le spese sarà come al solito una donna: la deputata Luisa Santolini.

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G.

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