Art. 64 Costituzione PUBBLICITA’ DELLE SEDUTE PARLAMENTARI

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PUBBLICITA’ DELLE SEDUTE PARLAMENTARI

Se l’articolo 64 della Costituzione afferma che le sedute del Parlamento “sono pubbliche”, nella realtà dei fatti solo con l’ingresso, nel 1976, di quattro deputati radicali, il precetto costituzionale ha iniziato a divenire effettivo. Fino a quel momento, infatti, la “pubblicità” era affidata a qualche centinaio di resoconti stenografici che per lo più rimanevano ad ammuffire negli scantinati di Montecitorio. Fu Marco Pannella a chiedere la disponibilità di quelle copie destinate al macero per distribuirle almeno agli attivisti radicali. Ma la “svolta” si ebbe quando alla fine del 1975 l’emittente privata Radio Radicale – che all’epoca trasmetteva in FM solo a Roma – iniziò le dirette delle sedute della Camera dei Deputati “rubando” il segnale da Radio-Aula diffuso solo all’interno di Montecitorio.
C’è da dire che la trasmissione integrale delle sedute parlamentari (rapidamente, oltre alla Camera si aggiunse anche il Senato mentre l’emittente radicale, già nel 1979, riusciva a coprire l’intero territorio nazionale) non fu molto gradita dall’establishment partitocratico, tanto che la Presidente della Camera On. Nilde Jotti, più volte ostacolò le trasmissioni in diretta con interruzioni frequenti del segnale di Radio-Aula. Intanto però cresceva significativamente la porzione di cittadini italiani che avevano, attraverso il mezzo radiofonico, accesso alle sedute parlamentari che così divenivano effettivamente “pubbliche” mettendo in difficoltà i Presidenti di Camera e Senato che si trovarono nella situazione di non poter censurare un servizio che rispondeva pienamente ai dettami costituzionali e che era graditissimo dai cittadini, in particolar modo, da politici e da giornalisti. Solo dopo 14 anni di “tolleranza”, nel 1990, la maggioranza assoluta del Parlamento, 542 parlamentari di tutti gli schieramenti politici, si fece promotrice di un provvedimento ad hoc che riconobbe a Radio Radicale il ruolo di servizio pubblico svolto erogando un finanziamento, una tantum, di 20 miliardi.
Successivamente, e fino ai nostri giorni, nessun’altra emittente – nemmeno la RAI-TV- ha dimostrato di poter erogare lo stesso servizio di Radio Radicale con lo stesso rapporto costi/benefici anche perché all’efficienza dell’integralità degli eventi istituzionali trasmessi ha saputo unire l’incredibile archivio di registrazioni audio-video raccolte in 33 anni, tutte consultabili online dal sito www.radioradicale.it: 19.616 sedute del parlamento; 7.648 udienze processuali, 155.353 processi, 4.715 convegni e congressi di partito.

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