Caso Moro. Scheda Caso Moro doc

Scheda Caso Moro
Alle 9,15 del 16 marzo 1978 le Brigate Rosse rapiscono il presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro e massacrano i cinque uomini della sua scorta. Quella mattina si sta recando alla Camera per il dibattito sulla fiducia al quarto governo Andreotti, il primo con l’aperto sostegno del Pci.
Comincia così un sequestro che getta il Paese nell’angoscia per 55 lunghissimi giorni. E contemporaneamente si vivono 55 giorni che segnano profondamente il ruolo delle istituzioni. Il Parlamento viene di fatto espropriato della possibilità di discutere della vicenda, delle tematiche legate all’ordine pubblico e delle conseguenze di alcune scelte fondamentali (esempi nella discussione della legge Reale-bis e del decreto antiterrorismo) che verranno fatte nella segretezza delle stanze di alcune commissioni (di cui viene negata la pubblicità dei lavori, nonostante le migliaia di richieste di giornalisti e cittadini per la pubblicazione dei lavori, Ingrao non consente la trasmissione delle sedute attraverso gli impianti audiovisivi a disposizione della Camera, violando così ancora una volta le disposizioni del regolamento) invece che nell’aula parlamentare.
Il tutto grazie al ruolo attivo del presidente della Camera Ingrao che, con una serie di decisioni senza precedenti, di fatto espropria dei suoi diritti e doveri di controllo e indirizzo dell'esecutivo il Parlamento. Ulteriore violazione del regolamento: si vota contemporaneamente in Aula, e in Commissione in sede legislativa. Unici ad opporsi a questa strategia, i quattro parlamentari radicali, che vengono esclusi, violando il regolamento, dai lavori delle Commissioni e costretti all'ostruzionismo: Pannella si fa espellere. Alle richieste quotidiane dei deputati radicali di aprire alla Camera il dibattito necessario per esplorare tutte le strade che potessero impedire l'assassinio del Presidente della Democrazia Cristiana, la maggioranza opponeva la forza del numero, la violenza anticostituzionale, l'esproprio del Parlamento.
Sul piano dell’informazione non va meglio. La voce dei radicali è negata, oscurata e censurata. Lo stesso Pannella, pochi mesi dopo racconterà: «Quante volte avevo sentito dire: proprio voi, nonviolenti, su Moro non vi siete mossi! Io stesso ho finito per convincermi. Ho risposto: "Abbiamo tanto da fare, cosa volevate che facessimo?" Poi, quando ho riletto - io stesso - la documentazione di quello che avevamo fatto tutti i giorni in Aula, alla Camera, dando comunicati ai giornali, andando umilmente e anche, devo dire, qualche volta indebitamente, a supplicare che una frase venisse ripresa!» E ancora:« Dopo il rapimento mille cose potevano suggerire che ci trovavamo di fronte a una nemesi, una catarsi; ma in quel momento il nostro dovere era intervenire contro la diffamazione del suo pensiero. Non è passata una parola in 40 giorni, credo, di queste nostre posizioni. Più efficaci, se fossero passate, di quelle dei nostri compagni socialisti: il nostro volere incardinare il dibattito della Camera...»
E concludeva:«…credo che la censura e la diffamazione siano peggio che l'assassinio. Perché sicuramente è peggio di un assassinio - rispetto alla vita della storia della città, della società - quella verità uccisa che, appunto, toglie l'anima della salvezza, la ragione della sua salvezza, alla vita democratica e nonviolenta.»
Materiali a disposizione:
stenografico camera seduta 16 marzo 1978
stenografico camera seduta 4 aprile 1978
stenografico camera seduta 24 aprile 1978
stenografico camera seduta 8 maggio 1978
stenografico camera seduta 19 maggio 1978
29 aprile 1978 - dichiarazione Pannella censurata sul caso moro
Estratto da Intervento di Pannella nov.1978
26 maggio 1978 - caso moro (articolo Roberto Cicciomessere)
Estratto da Intervento di Pannella al convegno giuridico "Informazione Diffamazione Risarcimento" promosso dal Centro di Iniziativa Giuridica Piero Calamandrei (Roma, 24/26 novembre 1978, Hotel Parco dei Principi)
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