Dossier Vigilanza da Villari a Zavoli Beltrandi doc

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IL CASO DELLA COMMISSIONE DI VIGILANZA SULLA RAI NELLA XVI LEGISLATURA

Il Parlamento della XVI legislatura viene insediato il giorno 29 aprile 2008.
Il 4 giugno 2008 i Presidenti di Camera e Senato nominano i componenti della “Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi”, su rigorosa indicazione dei Gruppi Parlamentari.
Dalla settimana successiva, la Commissione inizia a non essere insediata per l’impossibilità di eleggere il suo Presidente; le votazioni vengono annullate per la costante assenza del numero legale, disertate regolarmente dalla maggioranza, non concordando essa sull’indicazione del candidato delle opposizioni, On. Leoluca Orlando, e non essendo disposta l’opposizione a mutare candidato. Tale situazione si protrae per molti mesi.
Da notare che dalla fine di febbraio 2008, causa campagna elettorale per le elezioni politiche dell’aprile 2008 , la Commissione aveva cessato di fatto di svolgere le attività obbligate di indirizzo e di vigilanza sulla Rai, così come conseguentemente non si sono più messe in onda le tribune politiche in periodo non elettorale (che devono essere disciplinate per legge dalla Commissione e sono un obbligo per la Rai), cessando inoltre la fruizione degli spazi televisivi dell’Accesso (cui hanno diritto per legge molte associazioni della più diversa connotazione). Senza trascurare che il Consiglio di Amministrazione della Rai termina legalmente il proprio mandato il 24 giugno 2008, e 7 su 9 componenti vengono eletti proprio dalla Commissione.
Va osservato che una sentenza della Corte Costituzionale di qualche anno fa definisce la Commissione come idonea ad esprimere la volontà dell’intero Parlamento sulla Rai, precisando altresì che l’azienda concessionaria unica del servizio pubblico radiotelevisivo non potesse in alcun modo essere gestita dal Governo. Tale orientamento, su cui concordano unanimemente i costituzionalisti italiani, è ribadito dalla Consulta il 26 febbraio 2009, con una sentenza su un conflitto di attribuzione sollevato dalla Commissione nei confronti del Governo nella XV legislatura, sul potere di revoca dei membri del Consiglio di Amministrazione della Rai. L’insediamento della Commissione è quindi un atto obbligato, costituzionalmente necessario.
I radicali il 23 luglio 2008 iniziano azioni non violente per chiedere che la Commissione sia infine insediata con l’elezione dell’Ufficio di Presidenza, chiedendo contestualmente anche l’elezione di un giudice della Corte Costituzionale, in ritardo di oltre 15 mesi, mediante una occupazione non violenta dell’Aula della Commissione durata 9 giorni e che vede la presenza di quasi tutti gli eletti radicali al Parlamento italiano e a quello europeo. L’azione viene sospesa quando i Presidenti delle Camere si impegnano a convocazioni “finalizzate all’adempimento di obblighi costituzionali”, a convocazioni “ad oltranza” sino a voto utile, ad insediare la Commissione a settembre 2008 (dichiarazione del Presidente del Senato Renato Schifani, a nome anche del Presidente della Camera Fini, al TG1 delle 20 del 31 luglio 2008).
A settembre però si registra nuovamente l’impasse sul nome del Presidente della Commissione, senza che i Presidenti delle Camere mantengano l’impegno di convocazioni ad oltranza; per far cessare tutto ciò, alle ore 24 del 3 ottobre 2008, Marco Pannella inizia uno sciopero della fame e della sete, proseguito per molti giorni, accompagnato dallo sciopero della fame di circa 250 fra dirigenti., militanti, parlamentari radicali e non, e accompagnato da una ulteriore occupazione di un corridoio di Palazzo S. Macuto, sede della Vigilanza, durata otto giorni da parte di Deputati e Senatori radicali. Il 3 ottobre 2008, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, definisce l’elezione del giudice della Corte Costituzionale da parte del Parlamento in seduta congiunta, e l’insediamento della Commissione di Vigilanza, “inderogabili doveri costituzionali da adempiere”
Vengono anche raccolte circa cinquecentotrenta firme di parlamentari eletti in Italia su di un appello che chiede le convocazioni ad oltranza sino all’espletamento degli obblighi costituzionali, e il 20 ottobre 2008 cinque Deputati e due Senatori radicali, fra cui Emma Bonino, VicePresidente del Senato, occupano l’aula della Camera dei Deputati .
Il 21 ottobre 2008, viene infine eletto il giudice della Corte Costituzionale con un ritardo di circa 18 mesi. Il 13 novembre 2008 viene eletto dalla sola maggioranza il senatore Riccardo Villari del Partito Democratico a Presidente della Vigilanza, e dopo pochi giorni, con il completamento dell’Ufficio di Presidenza, la Commissione è insediata, ma è questo solo l’inizio di un’altra vicenda che bloccherà ancora i lavori della Commissione pressoché integralmente. Infatti, dopo appena due giorni dall’elezione di Villari, maggioranza e opposizione comunicano di aver raggiunto un accordo sulla presidenza della Commissione affidata al senatore Sergio Zavoli, e chiedono a Villari di dimettersi, anche con pressioni, minacce, ricatti di ogni tipo, anche da parte dei Presidenti delle Camere. Villari resiste, anche perché non sussiste alcuno strumento giuridico per farlo dimettere.
Nel frattempo la Commissione, con la sola presenza dei membri di maggioranza, e di quello radicale di opposizione, adotta con ritardo il regolamento della par- condicio Rai per le elezioni amministrative in Abruzzo (soltanto 15 gg. prima del voto, con un ritardo di oltre un mese e mezzo sulla data obbligatoria fissata dalle legge 28/2000), mentre non viene adottato alcun regolamento per le elezioni nelle Province autonome di Trento e Bolzano, perché la Commissione non viene insediata in tempo. Il 4 dicembre 2008 Riccardo Villari viene espulso dal Partito Democratico. Nei giorni seguenti il Presidente del Senato Renato Schifani annuncia l’inizio di una inedita procedura di revoca di Riccardo Villari da componente della Commissione, presso la Giunta del Regolamento del Senato, una procedura la cui fondatezza viene contestata - soprattutto sulle pagine del Corriere della Sera - dai più importanti costituzionalisti italiani.
Entro il 31 dicembre 2008 la Commissione dovrebbe approvare anche il regolamento per la par condicio per le elezioni regionali in Sardegna, ma ciò viene impedito quando a gennaio la presidenza dei gruppi parlamentari di maggioranza comunica l’intenzione di non partecipare più ai lavori della commissione sino alle dimissioni di Villari, e questo impedisce che la Commissione possa essere in numero legale, in quanto partecipano alle convocazione per gli atti obbligati da quel momento solo tre componenti (incluso il Presidente).
Il 15 gennaio 2009 alle ore 24 Marco Pannella inizia uno sciopero della fame e della sete per chiedere che la Commissione di Vigilanza possa infine funzionare ed adempiere agli atti obbligati ormai in ritardo da 10 mesi; lo stesso giorno l’on. Marco Beltrandi torna ad occupare la sede della Commissione, iniziando uno sciopero della fame, con il medesimo scopo. A questo si aggiunge lo sciopero della fame di qualche centinaio di cittadini, militanti e dirigenti radicali. Il 19 gennaio i componenti di maggioranza, escluso uno, e i componenti dell’opposizione, tranne il componente radicale e il Presidente Villari, presentano le dimissioni dalla Commissione, e il giorno 21 gennaio, con una decisione senza precedenti contestata anche da alcuni costituzionalisti, viene sciolta la Commissione di Vigilanza intera, inclusi i tre membri che non si erano dimessi. Va osservato che la pronta accettazione delle dimissioni da parte dei Presidenti delle Camere contraddice il precedente, di qualche mese prima, delle dimissioni avanzate da due componenti la Commissione, che non furono considerati dimessi dai Presidenti poiché il gruppo di appartenenza aveva dichiarato di non voler procedere alla indicazione dei sostituti, esattamente come accade il 19 gennaio quando i Presidenti di Camere invece considerano immediatamente effettive le dimissioni volontarie di 35 dei 40 membri., dichiarando i gruppi di appartenenza di non voler indicare i sostituti. Su questo presupposto è basata formalmente la decisione di sciogliere in via autoritativa la Commissione Inoltre i tre componenti rimanenti della Commissione diedero mandato al Presidente di sollevare un conflitto di attribuzione con i Presidenti delle Camere per la revoca autoritativa della loro nomina a componenti della Commissione, come mero espediente per rimuovere il Presidente che non intende dimettersi, come viene confermato il 30 gennaio 2009, quando i Presidenti di Camera e del Senato nominano i componenti la nuova Commissione, che sono per almeno il 90% gli stessi della Commissione precedente, quelli che ne avevano impedito il funzionamento.
Viene eletto a Presidente della Commissione Sergio Zavoli, e nuovamente insediato l’Ufficio di Presidenza, ma nemmeno a questo punto la Commissione mette all’ordine del giorno gli atti obbligati che non si compiono da molti mesi, con l’eccezione dell’approvazione del regolamento sulla par condicio per le elezioni sarde che viene adottato solo 10 giorni prima del voto, a campagna televisiva già compromessa a vantaggio evidente di un solo candidato, con un ritardo di oltre un mese. Malgrado le richieste dei radicali, Zavoli non convoca la Commissione per gli atti obbligati, anzi la riunisce nemmeno ogni 15 gg. per la sola elezione dei membri del CDA Rai , peraltro impedendo ogni attività istruttoria o dibattito preventivo della Commissione. Passano altre settimane senza convocazioni fino alla convocazione dell'ennesimo mero seggio elettorale per il parere obbligatorio sulla nomina del Presidente del CDA della Rai. Il giorno 11 marzo tutti i componenti dell'Ufficio di Presidenza della Commissione impegnano pubblicamente la Commissione ad adempiere agli atti obbligati prontamente nella settimana successiva, a seguito dell'ennesima iniziativa non violenta dei radicali: tuttavia le sedute inspiegabilmente si tengono solo il mercoledì, con ogni scusa le forze politiche rinviano l'esame dei provvedimenti, con il Presidente della Commissione complice attivo dei rinvii. Si arriva così alla seduta dell'8 aprile, quando si constata che le tribune in periodo non elettorale non si possono più fare perchè esso ai sensi della legge 28/2000 è terminato da cinque giorni, con il regolamento relativo al periodo elettorale che a termini di legge avrebbe dovuto essere approvato entro il 3 aprile (mentre i lavori della Commissione vengono aggiornati a dopo il 20 per l'approvazione), senza che le attività ulteriori di indirizzo e di controllo fossero riattivate
A questo punto è oggettivamente provato che le elites che controllano i due maggiori partiti italiani hanno fattivamente e continuativamente sino ad oggi operato proprio al fine di impedire il funzionamento della Commissione, con la complicità dei Presidenti delle Camere, e il silenzio del Presidente della Repubblica.