SBOB: Penna Bianca: martedì 7 aprile (sera)

SBOB: Penna Bianca: martedì 7 aprile (sera)
Quello che volevo dire è che non stiamo discutendo del “caso Italia” perché senno è un argomento sul quale, scusami Alessandro, di cose altrettanto interessanti sicuramente ne possiamo trovare una carrettata e il nostro problema adesso è di circoscrivere nel metodo, nei tempi e nei temi quello di cui ci occupiamo. In più, avevo posto un problema oggi, dicendo ma se nel pomeriggio raggruppiamo del materiale, teoricamente bisogna avere tutti il tempo di guardarlo o altrimenti dobbiamo renderci conto che raggruppare materiale significa poi avere un comitato che lo analizza e lo sintetizza perché ce ne sono un mucchio di cose. Perché si era detto sui referendum infatti è facile ritrovarlo ma, è materiale sul quale dobbiamo lavorare, quello che dobbiamo fare è un lavoro redazionale per cui io avevo circoscritto l’attenzione sui documenti di Gianfranco (Spadaccia) dopo le riflessioni di ieri sera e di stamattina intanto sul titolo; che cosa siamo? E mi è parso che possiamo e dobbiamo accentuare anche per noi stessi l’aspetto satyagraha e la nonviolenza di questa nostra iniziativa di 15 giorni, perché comporta mutare la nostra vita, i nostri tempi e i nostri ritmi con un obiettivo. Non so se “gruppo” o “iniziativa”, lo vedremo, di satyagraha 2009 per lo stato di diritto e la democrazia cancellati in Italia. Poi i temi, per quel che mi riguarda ho un pò chiarito a me stesso gli interventi precedenti dicendo a mio avviso i temi ci sono, perché è chiaro che la ricerca ha dei temi e i temi sono appunto chiarissimi. Attraverso la sintesi della cronaca di eventi di tipo istituzionale che riguardano lo Stato di diritto e la democrazia fornire una lettura che è una cernita delle tappe alle quali dobbiamo fare riferimento o scegliamo di fare riferimento. Da questo punto di vista c’è un esordio sul quale insisto da molto tempo ed è che se volete dobbiamo recuperare in pieno il fatto che già nel ’55 – ’56 il neonato Partito Radicale nel fare un comitato per il programma ecc. però era venuto fuori, già allora, “verso il regime”.
Nel ’56 adoperare quel termine verso il regime è chiaro che il termine “regime” in Italia era divenuto quasi un nome proprio, era regime con la R maiuscola come sensibilità e non abbiamo mai cessato costantemente di segnare e segnalare da soli, forse questo grazie al DNA liberale, il fatto che immediatamente i Governi e i Parlamenti immediatamente successivi all’approvazione della Costituzione, hanno compiuto gesti che sono più di continuità dello stato, nei fatti, e distrutto connotati clamorosamente essenziali della Repubblica e quindi c’è una premessa, perché noi cercheremo di analizzare soprattutto dal ’72 attraverso la sequela degli avvenimenti istituzionalmente e costituzionalmente rilevanti facendo una sorta di Gazzetta Ufficialeche sembrerebbe troppo scarna ma che è di una eloquenza straordinaria; è una narrazione che attraverso titoli della Gazzetta Ufficiale viene fuori probabilmente quasi anche stilisticamente un pamphlet, un J’accuse e l’esordio però è che già negli anni ‘50 e ’60 vent’anni di tempo sono un tempo politico, sono una generazione addirittura anagrafica e non solo politica ma per vent’anni due caratteristiche costitutive della Costituzione che sono due novità anche rispetto alle altre costituzioni che ci sono in giro e che nascono in quel periodo da una parte c’è questo dare al cittadino due schede una per eleggere l’altra per abrogare i risultati del lavoro degli eletti; abrogarlo d’urgenza perché andava da se, tu eleggi e poi abroghi se non va bene perché in loro c’era benissimo la consapevolezza che gli Stati totalitari si erano in genere affermati attraverso correttezze “democratiche” come il voto perché tutti hanno votato. Avevano consensi plebiscitari di quelli che potevano grossomodo parlare e manifestare e quindi loro non fanno un referendum che può divenire istitutivo facilmente plebiscitario e fanno invece un referendum abrogativo di leggi che già comportano un elemento di dialogo. Poi la Repubblica italiana doveva avere un ordinamento regionale, regionalista e non centralista anche di questo per vent’anni non se ne parla; per vent’anni abbiamo che nell’ultimo lustro, negli ultimi cinque anni, la neonata Corte costituzionale sforbicia un po’ i codici Rocco, cioè interviene, mentre i Parlamenti sono tetragoni per scelta politica comprensibile, democristiani, comunisti, ognuno per motivi opposti per non occuparsi e preoccuparsi minimamente della attuazione e del rispetto della legge anche su questo. Torno a dire, questo può spiegare delle diverse sensibilità che ci sono non da oggi ma che in questo momento possono apparire clamorose; il discorso di Stefano (Rodotà) a Chianciano, i suoi bellissimi articoli oltre a quelli di fatica espositiva e di ricerca di Manconi hanno però sicuramente una spiegazione che io non ritengo arbitraria. Per loro la ricerca della non attuazione costituzionale è cosa che c’è stata, a cominciato un po’ a manifestarsi con i decreti Cossiga ma con una sinistra che ne era autrice e quindi patenti tradimenti della Costituzione.
Un paese costretto per vent’anni a vivere fuori Costituzione sia nell’ordinamento regionale che non c’è sia senza la possibilità di ricorrere all’abrogazione popolare, democratica di leggi sgradite non fa parte della ricerca storica della consapevolezza. Siccome noi l’abbiamo però vissuta sempre di più con il passare dei lustri, vissuta dandogli perché poi la nonviolenza la abbiamo vissuta dandogli corpo, parola e credo anche inventando strumenti di presenza, di lotta e di comunicazione in una situazione nella quale nel momento stesso in cui nasce la televisione in bianco e nero finisce, è già liquidata una fase nella quale la radiofonia in Italia era stata popolarissima nel ’47, ’48, ’49, ’50 attraverso per esempio il “Convegno dei cinque” che era ascoltato da tutti…. Lì la radio ebbe un momento straordinario; due eventi ci sono stati a livello radiofonico questo del “Convegno dei cinque” e alcune altre cose e il resto era il jazz che non era secondario perché era l’ondata del recupero. Fu anche l’epoca della scoperta e del rilancio di tutta la letteratura americana con persone molto vicine a noi. Nel momento in cui viene fuori la televisione in bianco e nero è accaduto un solo altro episodio che è stato editoriale ed è stato “L’Uomo Qualunque” e “Il Buonsenso”, una cosa nuova che è stata di opinione e ha coinvolto molto. Poi invece è cominciata, come nulla, la campagna contro il Patto atlantico, contro l’Europa, contro l’America. Sono cominciate queste manifestazioni di piazza ed altro e il dibattito politico io non ricordo che vi fosse anche se la vita del Parlamento per le prime due legislature conteneva quei pastoni dei giornali meno della televisione ma un po’ della radio nei quali davano la cronaca delle sedute parlamentari e quindi tutti si appassionavano, c’erano i fratelli Pajetta che erano bravissimi, cioè questi pastoni davano spazio non tanto ad una o una altra tesi politica, ma al teatro genuino parlamentaree infatti quella roba poi è andata via sia dai quotidiani sino al recupero un po’ della prima tribuna politica, quella di Jacobelli che in effetti è stata, col bianco e nero, l’inizio della crescita televisiva. A questo punto dobbiamo tenere presente che se acclariamo queste cose rispetto al fatto che la Costituzione, la legge fresca, approvata in due componenti senza dibattito viene abolita, cioè non è quel tipo di Stato, quel tipo di cittadino, quel tipo anche di amministrazione pubblica che era e quindi vanno subito a fottersi completamente la visione liberale, la visione sturziana con l’ordinamento; perché Sturzo ormai non è più quello del proporzionale a quel punto era quello invece “americano”, ragionando dal nostro punto di vista in perfetta sintonia quindi anche con le cose di oggi che noi continuiamo a portare avanti.
Credo che il nostro lavoro può partire da questo, poi dovremmo subito sollecitare impressioni; non posiamo fare una cosa molto elaborata, però se troviamo un paio di nostri compagni o no disposti un momento a sentire e a raccontarci per esempio c’è un’altra cosa che è tipica, cioè avevamo un po’ di bicameralismo ma una cosa di sicuro lo manda già a quel paese ed è il fatto che per legge mentre si prevedevano durate diverse e quindi poi elezioni come in America quindi anche con funzioni diverse e quindi anche tipi di rappresentanze diverse sia pure in base all’età o in base a cosa però questo c’era.
Credo che i costituzionalisti potrebbero anche dirci altre cose interessanti a livello tecnico-giuridico e costituzionaleche possono essere accaduti lì. Passiamo invece poi ad una storia che si può mettere quasi tra parentesi evocandola: il divorzio per come si introduce l’attuazione costituzionale e la si introduce perché il Vaticano consente l’approvazione della legge Fortuna, perdona al Presidente del Consiglio di averla firmata anche se c’è un momento strano perché viene fuori una crisi si dice perché c’erano manifestazioni sociali forti ecc. ma lì c’era anche questo, il Vaticano permette nel momento in cui c’è la garanzia di fare il referendum, quindi noi abbiamo all’inizio di novembre e di dicembre del ’70 l’approvazione della legge Fortuna e abbiamo mi pare ad aprile o a giugno dell’anno dopo l’attuazione, cioè la legge referendaria che permette di far scattare la cosa. Non c’è nessun motivo, nessun dibattito perché per vent’anni non l’abbiamo fatta, a un certo punto, e non mi risulta ci sia stato un grande dibattito finalmente si fa l’attuazione della costituzione su questo. A questo punto, a metà del percorso, se vogliamo evocare il Vaticano e oggi va bene rispetto ad allora è una cosa diversa comincia comincio ad avere dubbi che forse la cosa non è tanto opportuna perché c’è il Partito Comunista che, di sua sponte, cerca di abrogare la legge Fortuna per fare fuori il referendum e miracolosamente riusciamo a concorrere nel fatto che il Partito Comunista in una Camera nella quale non siamo cioè c’è solo Loris Fortuna, ci sono solo una quindicina di parlamentari perché, pensate, a prestare il nome e l’opera per abrogare la Fortuna-Baslini fu anche il presidente del partito (liberale) Bozzi perché oltre al progetto Carrettoni ci fu anche il progetto Bozzi quindi abbiamo un parlamento tutto mobilitato a superare il referendum. Teniamolo ben presente, lì sicuramente Lega per il Divorzio, la pressione dell’opinione pubblica e il fatto che questi partiti avevano le loro basi e quindi se Terracini ed altri erano con noi la pressione, il valore e i sentimenti di base popolari avevano anche una forza non secondaria.
Quindi noi arriviamo a questa scadenza con quella grande vittoria che è uno sfondamento, perché attraverso quello, noi subito lo scegliamo. L’estrema sinistra aveva appoggiato il nostro progetto referendario in cui c’era l’aborto e tutto quanto. A un certo punto invece preferiscono testualmente, il Manifesto, la Rossanda ecc., ritirare il loro impegno a questa massa di rivoluzione liberale di referendum dicendo che invece la vera lotta che in quel momento era necessaria si apriva a Palermo nei primi del mese di aprile di quell’anno nelle manifestazioni contro la fucilazione dei partigiani e Almirante. Lì c’è il diritto di famiglia; riusciamo ad imporla al parlamento che ce lo aveva da 16 anni e non osavano, ed è stato un elemento credo importante dal punto di vista legislativo del divorzio. La riforma del diritto di famiglia fece fare un passo di avvicinamento ai diritti di famiglia europei notevole. Fu una nostra battaglia anche nonviolenta. Poi passò tutto. L’aborto, l’incardinamento della richiesta delle chiusure dei lager manicomiali e tutte le cose che accadono in quel periodo.
Il racconto di questo credo si possa riassumere in due cartelle.
Ci sono quelle due cose in Costituzione e non vengono fatte per vent’anni, altre cose le possiamo trovare, ce ne sono diverse. Anche il fatto che le leggi sono approvate mentre si ammazzano nelle piazze; vengono approvate l’80% nelle commissioni in sede legislativadove c’è bisogno dell’unanimità. Quindi dall’MSI alle sinistre nelle loro componenti estreme. Quindi la legislazione è espressione di un fascio istituzionale indubbio e sono infatti molto spesso leggi di spesa ma non solo tanto è vero che non ci sono leggi di correzione rispetto al lascito Rocco dei codici penali e delle altre questioni.
Questo mi pare che si può arricchire di qualche data, di qualche episodio.
Non c’è, a livello anche al tempo di Calamandrei, a livello delle scuole accademiche comuniste o quelle altre, su questo, non abbiamo questa lettura di quel ventennio. Torno a dire una lettura di appassionato satyagraha. Non c’è la spiegazione del perché, ma perché non era interesse né della Democrazia Cristiana né del Partito Comunista di rinunciare alle garanzie dei codici Rocco nel caso in cui comunisti provavano a fare insurrezione anche il Partito Comunista si trovava ad avere a che fare con gli americani. Questa era una assicurazione sulla durata delle loro identità come si andavano affermando. E’ indubbio che noi all’inizio degli anni ’70 entriamo in parlamento e vi è questo scatenamento della capacità tecnica di raccogliere referendum perché la legge per come era fatta non era semplice, le raccogliamo, i temi sono quelli che sono, la forza nostra organizzativa è quella che è e si va all’appuntamento del referendum sull’abrogazione del concordato e dei codici Rocco. Bobbio, Scalfari perfino, tutti quelli incoraggiati dalla vittoria sul divorzio, abbiamo perfino l’Espresso che supporta tutto questo. Con le cose accadute, con il Parlamento che scelgono innanzi a questa montante rivoluzione costituzionale, liberale, democratica che sentono nel paese devono correre ai ripari e intanto fanno la legge sull’aborto, cui noi votiamo contro ma accettano pur di evitare il referendum per evitare un 70% sui nostri testi; lo stesso sui manicomi e sul resto.
Ma a questo punto c’è un golpe vero e proprio che solo con dei colonnelli era possibile immaginare: la Corte costituzionale si riunisce e non avendo noi messo la abrogazione dei trattati lateranensi ma l’abrogazione del concordato, era pacifico e correttissimo che il divieto che io condivido di sottoporre a referendum i trattati internazionali appunto il trattato che continuo a dire era forse la parte peggiore, tant’è vero che Craxi non l’ha toccata dei patti lateranensi, divieto di questo e divieto anche sui codici Rocco.
Hanno già cominciato a riprendersi dopo il risultato del 74 il referendum. Comincia quel lavoro di cui è espressione antropologica il “buon” Fassino che sulla legge 40 non vuole una legge di abrogazione ma ne vuole quattro sull’eterologa ecc. per non richiamarsi a questa storia vincente e infatti io dissi sull’Unità che questi se ci sono anche gli altri fanno fuori il referendum contro la legge, quello forte. Se è invece solo col bailamme non oseranno farlo. Per non impedire un referendum quando vi era una reazione europea, mondiale ecc. C’è un nesso fra il ‘78 e questa Corte costituzionale qua che permette il trionfo vaticano attraverso le astensioni.
Un tema è la scomparsa progressiva dello Stato di diritto attraverso questi episodi per esempio la Corte costituzionale e molte altre cose su questioni oggetto anche di referendum, quindi il problema è la storia della messa a morte metabolizzata profondissimamente dello stato di diritto e di un diritto liberale, laico. L’altro aspetto è che attraverso i referendum ed altro si colgono non solo i problemi etici che imponiamo e che la Chiesa si vede imporre con un paese che risponde come risponde, non è secondario che “Abc” ci permette quella campagna. Questo è possibile perché un giornale per sporcaccioni ci da spazio e non invece l’Espresso che era molto moderato nel sostenerci per il fatto del ceto dirigente e a questo punto viene da testimoniare come il riflesso è di abolire l’agenda setting che stava vivendo il paese, di abolire i temi reali di scelta dell’unità nazionale, dei decreti Cossiga, e noi attiviamo questo.
E dato che c’è il problema del Centro Calamandrei che ha una funzione straordinaria in quel momento perché se no c’era il silenzio a livello organizzato, i problemi dell’identità, dell’immagine ecc. e quindi a questo punto possiamo e dobbiamo essere attenti allo sviluppo dell’informazione; ho detto la radio, i giornali inizialmente poi la televisione ma poi iniziano degli esempi che possono essere fatti su questo e basta evocare che per la prima volta si riesce ad avere il dibattito con la nostra presenza sul divorzio ormai a battaglia quasi conclusa nel ‘74. Durante il “caso Moro” loro riescono ad ottenere perché riescono anche le agenzie, l’Ansa di Lepri, che pure era una persona rispettabilissima, l’Ansa non dà i nostri comunicati quotidiani sul caso Moro.
Il problema è semplice, Moro è il presidente della DC, è uno dei parlamentari più autorevoli della nostra repubblica, e la risposta di Ingrao e del povero Zaccagnini, che non voleva, non si dibatte né in Parlamento né si convoca il consiglio nazionale della DC perché c’è già il partito unico. Infatti spesso la giustificazione è che botteghe oscure sconsigliava e non voleva che ci fosse il consiglio nazionale della DC. Quando infatti si fanno queste cose Moro viene restituito cadavere.
In realtà quello che potevano temere è se noi avessimo risposto in modo democratico e invece si conferma il Governo al momento della questione Moro, si conferma al Governo, Ministro degli interni, il responsabile di un Paese nel quale è possibile che accadano queste cose. Rafforzano l’esecutivo, e aboliscono il Parlamento, non possiamo discuterne di questa cosa. Questo credo che non richieda più di una pagina ma è un momento dal quale emergono dati formali che possono essere evocati. E poi comincia tutta la storia degli altri referendum, la storia delle Corti costituzionali, dei referendum traditi e cioè dei parlamenti che smentiscono gli straordinari voti referendari. Cioè un Paese che continua ad essere ancorato e pronto a rispondere a queste cose.
Quindi il massacro del referendum. Quando la gente stravince, dà delle vittorie favolose e poi questi contro il finanziamento pubblico al 90% e dopo poco il finanziamento pubblico è quintuplicato e con un’opera fondamentale del presidente Ingrao e soprattutto della Presidente Iotti che su questo esplicitamente dice non guardiamo manco, perché lei aveva il compito di controllare i finanziamenti pubblici ai partiti. Un tema è la costruzione del regime che non ha nome ma non sapevano nemmeno loro, la partitocrazia non aveva un modello come non lo aveva Mussolini, non lo aveva manco Stalin. Abbiamo impazzimenti, guardate le sentenze ad esempio in cui noi chiediamo che il CSM cambi legge elettorale per essere non partitocratico e lì viene fuori dolosamente perché avevamo già costituito il comitato per l’uninominale secco, viene fuori quella cosa inaudita. Ci bocciano quello perché abolendo un sistema non c’è un sistema di elettorale, non era possibile l’indomani fare lo stesso quelle elezioni. Casavola.
Quello è ciò che è stato usato contro i referendum della radicale riforma del sistema elettorale. Il dolo quindi, la funzione della corte costituzionale come corte anticostituzionale. La mobilitazione di un regime mi pare diventa chiara. L’aiuto della cosa radicale può venire fuori come un tema ma non la cosa radicale, la non democrazia, il fatto che la gente non può essere informata. Il fatto che l’agenda setting reale viene rimossa. Quindi le vicende Raiset. Noi credo che possiamo raccontarla, noi come radicali proponiamo l’urgenza di due cose come urgenze nazionali: il formarsi del debito pubblico all’inizio degli anni ’80 e sempre dello stesso periodo il problema delle pensioni. Quindi sono eventi e si può dire che su questo non c’è un solo dibattito; esistono queste cose istituzionali, è chiaro che è un regime che si regge sulla spesa.Quindi consegna il futuro delle generazioni al debito pubblico.
Su questo possiamo evocarlo non tanto nell’analisi delle cose radicali ma dicendo che nel parlamento questo viene fatto e il Paese non ne sa nulla. Viene fuori quest’altro tema delle pensioni e l’attualità della commissione europea che interviene su un aspetto particolare delle pensioni in Italia. Parallelamente anche dagli atti parlamentari e dai referendum viene fuori il problema della giustizia; si dà la parola alla giustizia europeae a quella internazionale sulle condizioni della ingiustizia italiana. A mio avviso abbiamo i tre temi nel senso che terzo è poi il trattamento di una forza politica istituzionale che è in totale sintonia con il paese con trent’anni di mass media contro, senza avere potere. I riflessi per Welby e non contro Welby per Luca Coscioni e non contro Luca Coscioni, malgrado gli imbrogli, per gli Englaro.
Sono contro un tipo di stato nel quale i partiti siano finanziati dallo Stato e lo Stato finanzia i partiti, i sindacati, le chiese ecc.. Politica internazionale, possiamo evocare alcuni successi ufficiali europei e internazionali come la corte penale perché facciamo la lotta per la giurisdizione oltre che il diritto internazionale, che è costitutivo del mito del diritto positivo che sono i diritti umani come fonte di diritto positivo, oggi, della comunità internazionale.
Questo dovrebbe essere il disegno grossomodo della cosa per cui i temi per me sono tre, poi i tempi sono tempi nei quali possiamo sbrigarci dei primi vent’anni di nascita partitocratica nei confronti del diritto in modo clamorosamente semplice e chiaro; l’immediato compito assunto dalla corte costituzionale continua: il referendum deve essere manipolatore e non … per compensazione stabilisce che noi siamo potere dello Stato e poi non si riesce mai a vedere in che cosa si concreta perché prima ci dicono che è potere dello stato dopo altre volte ci dicono che è potere durante ogni volta a seconda di quello che si vuole. Questo è lo schema, l’ossatura di questo lavoro.
Sbob: AR
